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Le tartarughe di Lampedusa

C'è, sull'isola del Mediterraneo, un Centro di soccorso per le Caretta Caretta. A dare una mano ci sono volontari di tutto il mondo.

Questo contenuto è stato pubblicato il 24 dicembre 2017 - 16:30
Ruben Lagattolla e Cristiano Tinazzi, RSI News
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Un semplice pezzetto di plastica gettato in mare, come il tappo di una bottiglia, non soltanto inquina ma può anche uccidere un animale marino come la tartaruga. A spiegarci questa e molte altre cose, qui sull'Isola di Lampedusa, è Daniela Freggi, biologa e responsabile del Centro Soccorso Tartarughe MarineLink esterno, un ospedale molto speciale dove ogni anno vengono ricoverati circa duecento animali feriti - o malati - recuperati in mare principalmente dai pescatori. 

Collisioni, ami, inquinamento sono i pericoli maggiori per la tartarughe Caretta Caretta, specie fortemente minacciata in tutto il bacino del Mediterraneo e ormai al limite dell'estinzione nelle acque territoriali italiane.

Insieme a Daniela, che da vent'anni vive su quest'isola, si alternano volontari provenienti da tutto il mondo. Un centro che è anche all'avanguardia per la chirurgia grazie al professor Antonio di Bello, professore associato e docente di Patologia chirurgica alla Facoltà di Medicina veterinaria dell'Università di Bari. La struttura vive grazie a donazioni di privati.

Riprese aeree: gentile concessione di Visit Lampedusa TodayLink esterno

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