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Mafia capitale, primo grado: non è mafia

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Il primo grado del processo denominato ‘Mafia capitale’ si è chiuso giovedì con la condanna a 20, rispettivamente 19 anni di reclusione per Massimo Carminati e Salvatore Buzzi, vertici dell’organizzazione criminale. Caduta, per tutti gli imputati, l’accusa di associazione mafiosa.

Questo contenuto è stato pubblicato il 20 luglio 2017 - 21:00
tvsvizzera.it/ri con RSI (TG del 20.07.2017)

La sentenza è stata emessa nell’aula bunker del carcere di Rebibbia, a Roma, dai giudici della X sezione penale del Tribunale. I quali a dispetto del nome dato all’organizzazione, hanno sancito che quella della capitale italiana non è mafia.

È “solo” un intreccio tra malaffare e politica, per il quale Alla sbarra c’erano 46 imputati. Cinque sono stati assolti, sugli altri 41 sono piovuti in totale 250 anni di condanne, nondimeno inferiori alle richieste di pena della procura.

Massimo Carminati, il Nero di ‘Romanzo criminale’, il re di Roma, prende 20 anni e 14 mila euro di multa (contro i 28 anni chiesti dalla Procura).

Ex terrorista nero, già legato alla Banda della Magliana, era considerato il vertice di questo “mondo di mezzo” popolato da politici, imprenditori, faccendieri e ladruncoli che facevano soldi illeciti su ogni cosa: migranti, rifiuti, spazi verdi e campi rom.

Salvatore Buzzi, il numero due, è stato condannato a 19 anni, contro i 26 anni e 3 mesi richiesti. Gestiva cooperative rosse e appalti milionari pilotati. Con altre 19 persone -politici, dipendenti dell’amministrazione comunale e manager- era accusato di appartenere ad un’inedita associazione di stampo mafioso.

L’accusa più grave e infamante, che ha fatto tremare i palazzi e attirato i media di mezzo mondo. Caduta per tutti e venti.

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