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"Voglio morire con dignità"

Francesco De Angelis, vittima dell'uranio impoverito come molti altri militi italiani in missione soprattutto all'estero, chiede allo Stato il diritto di essere curato

"Sono stato tradito da uno Stato che ho servito con onore. Abbandonato. Come tutti gli altri militari che si sono ammalati a causa dell'uranio impoverito. Nessuno si chiede come stiamo andando via. Nessuno pensa alle nostre sofferenze e a quelle di chi ci ama e, impotente, ci vede spegnerci ogni giorno. Voglio morire con dignità. E per farlo questo paese mi costringe a pagare. Dopo avermi condannato a morte".

Francesco De Angelis, 30 anni di servizio nell'arma dei carabinieri con missioni in Bosnia, Albania e Kosovo, arresti di latitanti e tantissime onorificenze arrivate anche dal presidente della Repubblica da anni sta portando avanti una battaglia affinché lui e molti altri militari italiani, anche deceduti, vengano riconosciuti dallo Stato come vittime dell'uranio impoverito. "Ho partecipato a tutte le più importanti missioni all'estero dove - come abbiamo purtroppo scoperto solo dopo - si faceva uso di uranio impoverito nelle munizioni anticarro e nelle corazzature di alcuni sistemi di armamenti... Nessuno ci ha detto dei rischi. Delle malattie.

Mi hanno bombardato di vaccini prima di partire e oggi pretendono che sia io a provare il nesso di causa-effetto. Ma io so solo che prima di partire per la mia prima missione, ero un ferro. All'arma mi hanno sempre sottoposto ad ogni tipo di analisi e visita medica. Lo Stato ha il dovere di riconoscere il nostro diritto ad essere curati. Non possiamo pagarci pure analisi cliniche, tac e quant'altro. E se vogliamo andarcene con dignità ci devono permettere di farlo. Per questo viaggio, l'ultimo, è l'Italia che deve pagare il biglietto".

Raffaella Fanelli

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