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Ticino, la novità sono le prostitute italiane

Fenomeno inedito nel cantone dove la maggior parte della clientela dei locali a luci rosse proviene dalla Penisola. E per ovviare al super franco spuntano le tariffe al vecchio cambio...

Concorrenza sempre più agguerrita, clientela in diminuzione e controlli asfissianti. Il mercato della prostituzione in Ticino, meta prediletta di molti amanti del genere provenienti dal Nord Italia, è confrontato con la crisi che ha colpito la Penisola, da dove proviene almeno il 70 per cento dei clienti dei postriboli del cantone italofono. Una crisi che si è tradotta nel sensibile aumento di ragazze italiane in un settore che fino a pochi mesi fa era un'esclusiva di professioniste dell'Europa dell'Est o dell'America Latina.

Crisi e superfranco condizionano il mercato

Basta guardare i siti "specializzati" che pubblicizzano i cosiddetti servizi di accompagnamento per rendersi conto di un fenomeno inedito alle nostre latitudini. "Sette della trentina di ragazze presenti al Corona", dice Paolo Sudanti, titolare del postribolo di Pambio Noranco, alle porte di Lugano, sono italiane, alcune addirittura frontaliere. Disoccupate o donne con un'attività poco remunerata che nel fine settimana cercano di guadagnare qualcosa in Ticino. Ma i profitti non sono più quelli di un tempo.

A peggiorare le cose è intervenuto poi a metà gennaio il repentino apprezzamento del franco sull'euro che da un giorno all'altro ha reso più care del 20% le tariffe in uso in Svizzera. Tanto da costringere molte ragazze operanti sulla fascia di confine, secondo quanto emerge da vari forum sul web italiani, a continuare a praticare il vecchio cambio con la loro collaudata clientela, né più né meno come tanti altri operatori economici elvetici esposti sui mercati esteri.

Inchieste e quadro legislativo in evoluzione

A complicare il quadro contribuiscono poi le incertezze giuridiche e gli strascichi delle inchieste della magistratura di tre anni fa, che hanno portato alla chiusura di numerosi locali a luci rosse e riportato alla legalità l'intero settore. Ma molti punti restano irrisolti e la nuova legge cantonale, presentata dal governo nel gennaio 2013, è rimasta bloccata in Gran Consiglio a Bellinzona, in attesa del Messaggio governativo aggiuntivo che dovrebbe giungere nelle prossime settimane. Ma la materia, come di consueto in tali frangenti, è diventata oggetto di polemica partitica alla vigilia delle elezioni cantonali di aprile, come è stata in questi mesi la questione dei permessi di soggiorno B per prostitute rilasciati in abbondanza dal Ticino.

Resta il fatto che ogni cantone sperimenta percorsi particolari, nel quadro delle sue competenze, in tema di prostituzione (che in Svizzera è comunque legale). Ma affinché si giunga a una gestione efficace del fenomeno occorre coordinare le norme federali sugli stranieri e sul lavoro con le autorizzazioni cantonali (dove previste come in Ticino) e le disposizioni comunali in ambito edilizio sull'ubicazione e la destinazione dei locali e degli appartamenti in cui si esercita l'antico mestiere. Ma su questo aspetto il dibattito è aperto e comunque a breve sono previsti ulteriori sviluppi. (spal)

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