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Norman Gobbi: "dovremo chiudere le frontiere"

Per il presidente del Governo, intervistato dalla stampa domenicale, è questa la risposta al continuo afflusso di profughi; "per fare pressione sugli altri Stati"

A tenere banco in questa prima domenica d'estate sono le dichiarazioni, riportate dalla stampa domenicale svizzero tedesca, del presidente del Consiglio di Stato ticinese Norman Gobbi, preoccupato per il continuo afflusso di profughi alle frontiere.

Le frasi che più fanno discutere sono sulla NZZ am Sonntag, alla quale il Direttore del Dipartimento Istituzioni dichiara: "Se l'afflusso di richiedenti l'asilo dall'Italia persiste, dovremo chiudere momentaneamente le frontiere. Solo così potremo fare pressioni sugli altri Stati, che non adempiono ai loro obblighi."


Le allusioni sono in particolare all'Italia, che da mesi non registra scrupolosamente i richiedenti come prevede l'intesa di Dublino, e alla Francia, per il blocco della frontiera a Ventimiglia.

Gobbi rileva inoltre che il confine ticinese, dove giornalmente sono fermate 50-70 persone, è l'unico confine aperto vicino a Milano, e come in pratica -nella questione asilo- funga da frontiera sud di un altro paese ambito dai profughi, la Germania.


Le dichiarazioni del presidente del Governo alla NZZ am Sonntag hanno sollevato le critiche della politica nazionale. Per il presidente del PLR Philipp Müller rendere impenetrabili le nostre frontiere è illusorio.

Il collega di partito Christian Lüscher ricorda che "i rifugiati sono persone che hanno alle spalle dei drammi umani e scappano nella maggior parte dalla guerra. La Svizzera tuttavia è confrontata ad una politica dell'immigrazione europea praticamente inesistente. Quindi spetta a noi prendere delle misure, seppur umane".

Taglia corto invece la consigliera nazionale socialista Cesla Amarelle: "È una proposta illegale, perché va contro gli accordi di Schengen, che prevede che non ci siano controlli sistematici alle frontiere. Inoltre è illegale perché sono persone che richiedono aiuto e protezione."

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