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Non (sempre) accompagnati Migranti minorenni rimbalzati alla frontiera

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Nel 2016, in Ticino, sono state registrate quasi 8 mila entrate irregolari di migranti minorenni. Le cifre destano preoccupazione, specie per i minori non accompagnati. Come affrontano il problema le autorità svizzere e italiane? L’approfondimento del Quotidiano della Radiotelevisione svizzera.

In Italia, i migranti sbarcati dal 1° gennaio a oggi sono quasi 37 mila, con un aumento del 35% rispetto allo stesso periodo del 2016.

Quest’anno, si contano già 5551 minori non accompagnati. Quelli intercettati alla stazione ferroviaria di Chiasso vengono portati al centro affluenza delle Guardie di confineLink esterno per un colloquio e le prime verifiche su provenienza e identità, ma non di rado senza passaporto. I 7832 tentativi di entrata dello scorso anno, cifra resa nota dall'Amministrazione federale delle doganeLink esterno, comprendono quindi minori accertati ma anche autodichiarati.

"Riammessi in Italia"

Per i migranti minorenni, le autorità hanno un occhio di riguardo, tuttavia le regole sull'ammissione non cambiano: un ragazzo guineano, che racconta al Quotidiano di essere al terzo tentativo di attraversamento della Svizzera per andare a nord, non ha chiesto asilo e dunque non può restare. Lo stesso vale per il ragazzo che è con lui. Entrambi dicono di avere 17 anni.

Un flusso, quello dei minori ma anche della madri con figli piccoli, che di fatto rimbalza dall’altra parte della frontiera. Ad esempio nei locali della parrocchia di Rebbio, nella cintura urbana di Como, dove dal 2011 don Giusto Della Valle ha aperto le porte ai migranti, ma di recente ha dovuto chiuderle ai maschi adulti per il numero crescente di madri con figli piccoli.

Altri minorenni o madri con figli “riammessi in Italia” sono trasferiti, dopo un passaggio al Campo della Croce Rossa di Como, in due strutture di accoglienza temporanea, l’Opera don Guanella e l’Istituto Santa Croce.

I rari ricongiungimenti

Un problema reale, per i minori, è quello dei ricongiungimenti familiari: la domanda viene avviata nel paese in cui si è stati registrati ma in Italia la pratica è ancora lunga e complessa, dura almeno 8 mesi, e i ragazzi poco o nulla informati si spazientiscono e tentano la sorte da soli.

Intanto, a Chiasso, si sta sperimentando un modello accelerato –nazionale- per le domande d’asilo e per i ricongiungimenti familiari di questi minori soli. I migranti che fanno una chiara richiesta d’asilo per la Svizzera vengono condotti al vicinissimo centro di registrazione, gestito direttamente della Segreteria di Stato della migrazioneLink esterno (SEM), che apre la procedura.

Spazi e centri per i minori

Nel 2016, in tutto il Paese, le domande d’asilo da parte di minori non accompagnati sono state 1997, una cifra in calo rispetto al 2015, ma in crescita percentualmente rispetto al totale delle domande.

Anche per questo saranno creati spazi specifici per i ragazzi, separati dagli adulti, come in parte già avviene al centro per richiedenti asilo di Losone, dove si trovano attualmente 10 minori e dove a partire da luglio la SEM lancerà un progetto pilota di un anno con alcuni educatori sociali.

I minori che hanno già ricevuto uno statuto di rifugiati sono invece presi a carico dal Cantone, che tramite la Croce Rossa li alloggia negli unici due centri esistenti, a Paradiso per i bambini, a Castione per i più grandi. Quest’ultimo centro, che ha aperto i battenti a inizio 2017, ne ospita al momento 19.

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tvsvizzera.it/ri con RSI (Quotidiano del 19.05.2017)

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