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No al suicidio assistito in ospedali e case anziani

In Ticino, la Commissione speciale sanitaria ha respinto un'iniziativa per consentirlo; l'ultimo viaggio va intrapreso da casa o da una stanza d'albergo

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Il suicidio assistito non sarà praticato in ospedali o case di cura per anziani. È il parere della Commissione speciale sanitaria, che, all’unanimità, ha respinto l’iniziativa parlamentare, presentata da Michela Delcò Petralli.

Anziani e malati terminali che decidessero di ricorrere al suicidio assistito, oggi in Ticino, se sono ospiti di una struttura sanitaria, devono uscire e partire per l’ultimo viaggio dal proprio domicilio o da una stanza d’albergo.

Una realtà che l’iniziativa in forma generica presentata nel novembre del 2014 da Michela Delcò Petralli e cofirmatari voleva cambiare. Ma la Commissione speciale sanitaria dopo lunga discussione e un rapporto di 27 pagine, ha detto no:

Nei cantoni dove ospedali e case anziani hanno adibito una camera alla pratica del suicidio assistito, il personale sanitario non è coinvolto e affida il paziente alle organizzazioni come Exit e Dignitas.

Non esiste un diritto al suicidio, si legge ancora nel rapporto unanime della commissione, firmato Morisoli-Ghisla, che ora passerà al vaglio del Gran Consiglio. La promotrice comprende e rispetta la decisione presa dai colleghi [cfr. video].

Il tema suscita ampi dibattiti e obbliga il legislatore ad un lavoro complesso, che tocca valori etici e sensibilità profonde.

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