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Niente F.C Lugano per Mino Raiola

Procuratori al potere Reuters

Il noto procuratore aveva fatto un'offerta, ma l'attuale presidente Renzetti ha deciso di non cedere la società

Questo contenuto è stato pubblicato il 29 maggio 2015 - 19:29

di Luca Pedroni

Angelo Renzetti non cederà la sua quota di maggioranza del Lugano (60%) a Pablo Bentancur e Mino Raiola. Lo ha comunicato venerdì il numero 1 bianconero all'attuale socio di minoranza. Negli ultimi giorni Renzetti si era preso il tempo per riflettere e soprattutto per poter discutere a mente fredda con il peruviano, notoriamente piuttosto sanguigno.

Gli scenari per il futuro vedono ora Renzetti solo al comando. Il presidente ha risposto alla proposta di Bentancur e Raiola con una controfferta per l'acquisto della quota di minoranza, così da ottenere il controllo del club al 100%. Difficilmente la convivenza tra i due continuerà, poiché l'uomo d'affari sudamericano ha in pratica provocato un "aut aut": o lui o Renzetti. Inoltre, la quota del 40% posseduta da Bentancur non garantisce alcun potere decisionale in assemblea e non è per lui economicamente interessante restare nel ruolo di socio passivo. Nonostante ciò il manager peruviano ha dichiarato di voler restare in società, almeno per ora, ma di valutare anche un'uscita dal club in modo graduale.

Il presidente del Lugano sta inoltre valutando la convocazione di un'assemblea straordinaria, per definire i nuovi equilibri societari. Per quanto riguarda il supporto locale al club, che lo stesso Renzetti ha più volte invocato, sono invece concrete alcune proposte di collaborazione, sotto forma di sponsorizzazioni, con aziende ticinesi.

"La mo­ti­va­zio­ne prin­ci­pa­le è che le pas­sio­ni e le emo­zio­ni non si ven­do­no, sem­mai si con­di­vi­do­no - ha scritto sul sito della società bianconera lo stesso Renzetti - L'obiet­ti­vo è chia­ro: ades­so che l'ab­bia­mo con­qui­sta­ta de­si­de­ria­mo man­te­ne­re la Su­per Lea­gue. Ora che il pub­bli­co pro­ve­nien­te da tut­te le re­gio­ni del Ti­ci­no è tor­na­to allo sta­dio vo­glia­mo of­frir­gli una squa­dra nel­la qua­le pos­sa iden­ti­fi­car­si. Ri­man­go al mio po­sto e vado avan­ti. Lo devo alla città, ai ti­fo­si, alla squa­dra e a quan­ti cre­do­no che il duro la­vo­ro e la pas­sio­ne alla fine pa­ga­no".

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