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La verità del tassista: "trattato come un delinquente"

Parla ai nostri microfoni il tassista milanese fermato a Lugano mentre svolgeva regolarmente il suo lavoro. Il poliziotto lo avrebbe minacciato con atteggiamenti vessatori

Questo contenuto è stato pubblicato il 08 aprile 2016 - 18:51

La storia è nota. Ma oggi vi proponiamo la vicenda raccontata direttamente dal tassista milanese Sergio Lanzarotto. L'uomo è stato fermato domenica scorsa, durante un controllo dalla Polizia cantonale vicino a Lugano, mentre trasportava un cliente da Milano a Lugano.

La denuncia del tassista ha avuto una grande eco mediatica, dopo che è apparsa sul sito online del Corriere della Sera, sito che ha pubblicato la conversazione dell'agente col tassista, registrata dalla telecamera di sicurezza del taxi . L'uomo accusa il poliziotto di averlo ingiustamente multato, trattato in malo modo e minacciato.

Alla luce della denuncia pubblica, la Polizia cantonale ha avviato gli accertamenti per verificare l'accaduto, per ricostruire l'intera vicenda e contestualizzare l'audio. La Polizia vuole stabilire come sono andati i fatti entro una decina di giorni.

In realtà - aggiunge la Polizia cantonale - al tassista non è stata infilitta una multa, bensì chiesto un importo cauzionale per la verifica di eventuali infrazioni. Va precisato che un tassista italiano può oltrepassare la frontiera per il trasporto di un cliente senza nessuna autorizzazione e senza commettere infrazioni. Non può evidentemente prestare servizio in Svizzera procacciandosi clienti sul territorio ticinese. Ma al di là di quello che è successo e dalle eventuali sanzioni, ci si chiede se il tipo di atteggiamento e linguaggio utilizzato dall'agente sia adeguato al ruolo che ricopre.

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