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La Svizzera "nella parte del cattivo"

Perché il consigliere nazionale leghista Lorenzo Quadri propone di tassare i frontalieri secondo le aliquote italiane

Questo contenuto è stato pubblicato il 25 novembre 2014 - 18:54

A metà settembre, il Consiglio nazionale ha accolto un postulato del deputato della Lega dei Ticinesi Lorenzo QuadriLink esterno, secondo il quale Svizzera e Italia dovrebbero sottoscrivere un accordo per tassare i frontalieri sulla base delle aliquote italiane. Più elevate di quelle elvetiche, consentirebbero alla Svizzera di trattenere per intero l'attuale imposta alla fonte e di versare all'Italia la differenza.

Un simile accordo, stima Quadri, porterebbe più soldi nelle casse di entrambi i Paesi e aiuterebbe al contempo a contenere frontalierato e dumping salariale, perché renderebbe meno vantaggioso, per gli italiani, lavorare oltre confine.

Attualmente, la Svizzera ristorna a Roma (a beneficio dei comuni della fascia di frontiera) il 38,8% del prelievo fiscale, sulla base dell'Accordo sull'imposizione dei frontalieri siglato nel 1974Link esterno, parte integrante della successiva Convenzione per evitare le doppie imposizioniLink esterno.

Ma cosa vuol dire: tassare i frontalieri secondo le aliquote italiane? Coloro che vivono a più di 20 chilometri dalla Svizzera sono già oggi assoggettati fiscalmente in Italia, ma in virtù del loro impiego all'estero godono di una franchigia di 6700 euro. A queste condizioni, i frontalieri con i salari più bassi sarebbero sì svantaggiati (rispetto alla sola imposta alla fonte riscossa oggi) ma forse non al punto da rinunciare a lavorare in SvizzeraLink esterno.

"Questa è una scelta che deve fare l'Italia", spiega Lorenzo Quadri a www.tvsvizzera.it "La nostra priorità è non dover più ristornare parte delle imposte, e annullare l'accordo del 1974 che riteniamo obsoleto". Quanto al dumping, è chiaro che una sola misura non risolve il problema ma "tutto aiuta".

"Comprendiamo che nessuno, in Italia, voglia prendersi la responsabilità di alzare le tasse ai frontalieri. Ma visto che la disparità di trattamento fiscale tra lavoratori italiani nuoce al Ticino, perché rende troppo attrattivo il nostro mercato del lavoro, ci offriamo di fare... la parte del cattivo".

Il servizio è di Rino Scarcelli.

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