Fotografica statistica Il grande mercato del lavoro transfrontaliero

Di Riccardo Franciolli
Una vista dall alto di Mendrisio e della regione italiana limitrofa.

Dall'alto non si vede il confine politico tra Italia e Svizzera.

Keystone / Karl Mathis

Per capire le dinamiche del mercato del lavoro transfrontaliero tra Ticino e le province della Lombardia e del Piemonte limitrofe alla Svizzera, occorre guardare a quest’area, fortemente interconnessa, nel suo insieme. Lo ha fatto uno studio dell’Ufficio di statistica del canton Ticino nell’ambito di un progetto Interreg.

Il Canton Ticino da un lato della frontiera e le province di Como, Lecco, Varese e Verbano-Cusio-Ossola dall’altro lato rappresentano, geograficamente, economicamente e culturalmente una regione fortemente integrata. E lo si capisce anche e soprattutto se si considera il mercato del lavoro: più del 28% degli occupati attivi in Ticino abita in Italia (lavoratori frontalieri), la percentuale più elevata tra le grandi regioni svizzere.

Certamente il divario salariale tra le regioni considerate facilita il frontalierato ma vanno considerati anche altri fattori come l’assenza di barriere geografiche e culturali e l’accordo sulla libera circolazione delle persone. Questo fa sì che il Ticino sia il polo attrattivo della regione transfrontaliera in termini di impiego.

Lo studio lo indica chiaramente: per fornire un’analisi complessiva del mercato del lavoro bisogna considerare la regione transfrontaliera come un unico mercato del lavoro. “Anche se - come ci racconta Maurizio Bigotta coautore con Claudia Pellegrin dello studio e responsabile del settore economia dell’Ufficio di statistica del canton Ticino - il lavoro più difficile è stato quello di raccogliere i dati da un lato e l’altro della frontiera che fossero paragonabili”.

Peso economico specifico

Per avere una visione generale della situazione economica, lo studioLink esterno presenta dapprima i dati riguardanti il Prodotto Interno Lordo (Pil) delle cinque regioni considerate. “È noto che il Pil pro capite in Svizzera – racconta Bigotta – è tra i più elevati al mondo ed è superiore a quello italiano”. Questo risultato rimane valido anche considerando il potere di acquisto diverso tra le due nazioni. Come spiega Maurizio Bigotta, “utilizzando il Pil pro capite in termini di Purchasing Power Parities (PPP, ndr.) si convertono tutti i valori in una valuta fittizia che tiene conto delle due diverse valute tra Italia e Svizzera ed elimina le differenze di prezzi tra i due Paesi, rendendo di fatto comparabile il livello del Pil e riportando i risultati a una teorica parità di potere d’acquisto”.

Un unico mercato del lavoro

La macroregione transfrontaliera rappresenta una realtà economica consolidata. Quanti posti di lavoro ci sono e quanti sono in ogni regione considerata? Una domanda importante, secondo lo studio, che “permette di quantificare il peso economico di ognuna delle cinque aree”.

Grazie al progetto Interreg STICH Link esterno(acronimo di statistiche Italia- Confederazione Elvetica) è dunque stato possibile fare questo rilevamento. Le aziende private nei settori del secondario e terziario di tutta l’area transfrontaliera a cavallo tra Svizzera e Italia offrono in totale 792’787 posti di lavoro. Il primato spetta alla provincia di Varese, seguita con un certo margine dal Ticino e dalla provincia di Como.

Per capire la composizione del mercato transfrontaliero in termini di attività economiche, si deve poi guardare alla ripartizione dei lavoratori tra settori e divisioni. “Nel 2017 per tutte le regioni considerate – spiega Maurizio Bigotta – prevalgono gli addetti del settore terziario, quello dei servizi”. Con però delle importanti differenze: da una parte nella provincia di Lecco il settore secondario ha un peso maggiore e raggiunge quasi il 50% in termini di addetti. Dall’altra in Ticino il settore terziario riveste un ruolo più importante rappresentando oltre il 70% dei posti di lavoro.

Occupati e disoccupati

Il dato sugli occupati, disoccupati e tasso di disoccupazione è particolarmente interessante e mostra come la macroregione sia più omogenea di quanto si possa pensare. Con una premessa: i lavoratori frontalieri sono conteggiati in Ticino per quanto riguarda i posti di lavoro e come occupati o disoccupati nelle province di residenza.

In questo caso lo studio riporta dati annuali più recenti, riferiti all’anno 2019. La regione transfrontaliera conta oltre un milione di occupati (1'031’728) e quasi 65’000 disoccupati. Le province di Lecco e Varese registrano i tassi di disoccupazione più contenuti, mentre il Ticino è la regione maggiormente colpita.

“Questo dato può stupire il lettore – chiarisce Bigotta – ma non gli addetti ai lavori visto che questo dato lo rileviamo ogni tre mesi. La percezione comune è spesso diversa dai dati reali e molti indicatori, non solo quello della disoccupazione, sono peggiori in Ticino rispetto alle province italiane considerate”.

Frontalieri, una risorsa per la regione

Questo studio non poteva evidentemente non considerare i lavoratori frontalieri che rappresentano un tema centrale nel mercato del lavoro transfrontaliero tra Ticino e Italia.

Come detto in precedenza, il Ticino è il polo attrattivo della regione. “Nello scambio tra regioni – sottolinea ancora Maurizio Bigotta – i residenti in Ticino che lavorano in Italia sono circa 1'500. Quelli che lavorano in Ticino e risiedono in Italia sono oltre 70'000”.

Come racconta Maurizio Bigotta, “ci sono diversi motivi dietro al cospicuo numero di frontalieri attivi in Ticino. Da una parte il grande divario salariale: basti pensare che nel 2016 il salario orario lordo mediano nelle province oscillava tra i 12 franchi del Verbano-Cusio-Ossola ai 13,30 della provincia di Lecco, mentre il livello per il cantone Ticino era di 30,36 franchi”. (Sulla questione dei frontalieri e della loro retribuzione, vi invitiamo a leggere l'articolo qui a lato).

Altro motivo che spiega l’evoluzione più recente nel numero di frontalieri è l’accordo sulla libera circolazione delle persone entrata in vigore nel 2002. Si è così passati da quasi 35’000 frontalieri nel 2004 ai circa 70'000 attuali.

La questione dei frontalieri, considerata da un punto di vista statistico, rappresenta una situazione vincente per tutti. “La presenza di una frontiera politica – chiarisce Bigotta – non impedisce il crearsi di una simbiosi tra le due aree, che allo stato attuale dipendono l’una dall'altra. Da parte svizzera per la manodopera straniera essenziale per l’economia ticinese e da parte italiana per le entrate fiscali, i cosiddetti ristorni della tassazione, che rappresentano un’entrata importante per i comuni italiani di confine”.

Lo studio chiude con una constatazione: in questo mercato transfrontaliero del lavoro, il polo attrattivo dal punto di vista occupazionale risulta essere il Ticino, dove quasi un terzo del totale degli occupati attivi sono lavoratori frontalieri. D’altro canto, le province limitrofe rappresentano la maggior parte dei posti di lavoro dell’area, con la provincia di Varese davanti a tutti in termini di numero di posti di lavoro. 


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