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Doppia imposizione dei frontalieri, le preoccupazioni a sud dei Grigioni

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Le nuove tasse frenano i frontalieri. Keystone-SDA

Le nuove regole fiscali per i frontalieri creano preoccupazione e difficoltà di reclutamento in specifici settori del Grigioni italiano, come l'edilizia e la sanità in Bregaglia, sebbene il flusso complessivo di lavoratori dall'Italia non sembri diminuire.

Doppia imposizione per i “nuovi frontalieri” (quelli divenuti tali dopo il 2023) e tassa per la salute per i “vecchi”: cambiano le regole e tra i datori di lavoro che impiegano manodopera da oltre confine si fa largo la preoccupazione di non riuscire più a trovare dipendenti con la stessa facilità di prima. Ma come stanno le cose nel Grigioni italiano? Keystone-ATS lo ha chiesto direttamente a chi opera in quei settori in cui la presenza di frontalieri si fa maggiormente sentire, ovvero la sanità, l’edilizia e la gastronomia.

Giuseppe Augurusa, responsabile nazionale del sindacato italiano CGIL per i lavoratori transfrontalieri, è dell’avviso che il nuovo assetto fiscale per i lavoratori che ogni giorno varcano il confine per andare a lavorare in Svizzera non abbia avuto un impatto da frenare il fenomeno del frontalierato. “Iniziamo a precisare che spesso quando si parla di nuovo regime fiscale dei frontalieri si fa un po’ di confusione, mischiando il nuovo regime della doppia imposizione con la questione della tassa sulla salute. Bisogna chiarire che la tassazione concorrente riguarda esclusivamente i nuovi frontalieri, quelli divenuti tali dopo il 2023, mentre il balzello della tassa sulla salute è applicato ai vecchi frontalieri, quelli di prima del 2023. Premesso che in generale il nuovo regime è meno favorevole del vecchio, la differenza di stipendio tra Italia e Svizzera è ancora troppo grande perché il lavoratore italiano che abita vicino al confine rinunci a fare il frontaliere”.

Edilizia preoccupata in Valposchiavo

Fabiola Monigatti, presidente del Comitato del Consiglio di Fondazione del Centro Sanitario Valposchiavo, conferma che, per quanto riguarda il personale sanitario, per la metà composto da italiani, non si registra alcun calo: “Non abbiamo nessuna difficoltà a reperire personale. Anzi, il numero dei nostri dipendenti è leggermente aumentato”, ha affermato a Keystone-ATS.

Diversa l’esperienza del costruttore Reto Capelli, che si esprime a nome degli iscritti valposchiavini alla Società Grigionese degli Impresari Costruttori: “So che in effetti nella sanità non ci sono grossi problemi in questo senso, ma per noi è diverso. La spiegazione è semplice: tante persone impiegate nel settore sanità lavorano a tempo parziale e non superano la soglia di reddito oltre la quale il prelievo in Italia diventa più pesante, mentre i dipendenti dell’edilizia la superano. Oltretutto i datori di lavoro valtellinesi stanno aumentando gli stipendi e concedono degli incentivi ai lavoratori. Alcuni di questi ci hanno detto chiaramente che, su consiglio del loro commercialista, preferiscono rimanere in Italia. Adesso ci sono ancora molti vecchi frontalieri e il problema è circoscritto, ma inevitabilmente è destinato a farsi sentire sempre di più”.

Per tastare il polso al settore alberghiero della Valposchiavo, Keystone-ATS si è rivolta a Marcello Raselli, albergatore di professione e responsabile del gruppo operativo di Valposchiavo Turismo. “La difficoltà, più che trovare dipendenti, è che informazioni dare loro, viste tutte le modifiche normative in atto. In generale, però, mettendo tutto sulla bilancia, credo che il mercato del lavoro svizzero per un frontaliere sia ancora più che interessante”, ha detto Raselli.

Campanelli d’allarme al Centro Sanitario Bregaglia

In Bregaglia, a differenza della Valposchiavo, si registra qualche preoccupazione nella sanità. Dalla direzione del Centro Sanitario Bregaglia (CSB) giunge qualche campanello d’allarme. “Constatiamo effetti negativi significativi sul reclutamento di professionisti sanitari qualificati, in particolare tra i collaboratori con formazione terziaria o universitaria, come infermieri e medici”, ha dichiarato Nichole Domenighini, membro della direzione del CSB, aggiungendo che il problema riguarda l’intera professione infermieristica, inclusi gli operatori socio-sanitari. “Per non sottostare al nuovo sistema fiscale, i collaboratori dovrebbero trasferire in modo permanente il proprio domicilio in Svizzera. Un simile passo, però, spesso non è realizzabile per motivi personali, familiari o organizzativi. Di conseguenza, l’attività di frontaliere ha perso complessivamente attrattiva. Nonostante condizioni di lavoro generalmente buone e salari competitivi, il carico fiscale viene frequentemente percepito come svantaggioso. Questo porta numerosi professionisti a orientarsi sempre più verso opportunità lavorative in Italia”, ha continuato Domenighini. Dunque sempre più la scelta di lavorare in Svizzera è guidata dalla prossimità. Se aumenta la distanza, una serie di fattori rendono ardua la scelta: costo della benzina, insicurezza del tragitto, rischio di pernottare fuori casa.

Gli esponenti del settore edilizio bregagliotto ritengono invece che sia prematuro fare un bilancio ora. Anche la direttrice dell’ente turistico non ha intercettato ricadute negative tra gli albergatori. Secondo Fernando Giovanoli, sindaco di Bregaglia, i cambiamenti non potranno fungere da stimolo per una formazione di grado maggiore, perché tra i giovani manca l’intenzione di assumersi responsabilità. Meglio stipendi minori ma spalle leggere. Quanto alla difficoltà di trovare alloggi, non crede sia un argomento cui dare credito: messe sulla bilancia le uscite e le entrate, risultano convenienti gli affitti in Svizzera. Nessun proprietario di casa sarebbe disposto a chiedere affitti più bassi coi rischi di danni derivati da usura.

Oltre 10’000 frontalieri a inizio 2026

“Il numero dei frontalieri è in continuo aumento, i dati lo dimostrano”, ancora Giuseppe Augurusa del CGIL. Stando ai dati dell’Ufficio cantonale dell’economia e del turismo nel primo trimestre del 2026 lavoravano 10’200 frontalieri nei Grigioni. Un anno prima erano oltre 9’900. “Si era registrata una leggera flessione nel 2025 e qualcuno aveva lanciato l’allarme, ma la realtà è diversa e la spiegazione di quel calo, peraltro lievissimo, è un’altra. Il numero dei lavoratori italiani in Svizzera era diminuito perché il Ticino, che fa la parte del leone quanto a numero di frontalieri, aveva attraversato un periodo di contrazione economica che aveva causato una diminuzione della richiesta di manodopera. Già a inizio 2026, però, il numero dei frontalieri è tornato a crescere”.

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