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Deep web, l’inferno in rete

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Lo chiamano anche Darkweb, la rete oscura, una sorta di internet parallelo dove si dice si possa trovare di tutto. E non occorre essere un hacker per entrarvi

Esiste un luogo, nella Grande Rete, dove si dice sia possibile trovare di tutto: dalla droga alle armi di ogni tipo, dai soldi falsi alle carte di credito clonate. È il lato oscuro della rete, fatto di migliaia di siti nascosti, non indicizzati, ai quali si accede in maniera criptata per poi rimbalzare tra le pagine senza essere scoperti.Dark Web è il suo nome.

Non occorre essere hacker per esplorare gli abissi di Internet. Bastano un PC, un programma ad hoc scaricabile gratuitamente (TORCollegamento esterno ad esempio), un buon antivirus e il gioco è fatto. Noi ci abbiamo provato. Il risultato è stato sorprendente.

Scorrendo le pagine abbiamo trovato: armi che manco in un film d’azione,carte di credito clonate e conti pay pal rubati con il saldo di ognuno riportato in pagina come sul menu di un ristorante, droghe e farmaci di ogni tipo, banconotecontraffatte (20 e 50 euro vanno per la maggiore), documentid’identità falsificati e persino le istruzioni per costruire armi e ordigni esplosivi fai-da-te. Il tutto su pagine recensite dagli utenti e votate con tanto di stelline.

Gallery: i siti e i numeri del Dark Web

Tra freelance e cyber gang

Chi si nasconde dietro a queste pagine? I profili dei seller (venditori, ndr.) sono molto variegati, ci spiega Raoul ChiesaCollegamento esterno, tra i primi hacker italiani e oggi fra i maggiori esperti di sicurezza informatica a livello mondiale, tanto da aver collaborato con le Nazioni Unite nell’ambito della ricerca sul crimine e la giustizia ed essere diventato membro di vari consessi nazionali ed europei, come l’ENISACollegamento esternoe l’ITUCollegamento esterno, l’agenzia dell’ONU per le telecomunicazioni.

“Tipicamente – ci spiega – si tratta di un’accozzaglia mista di organizzazioni criminali, di singoli “professionisti”, talvolta di ragazzini e poi di: hacker, cracker, cyber criminali, cyber mercenari e cyber gang, ma anche sicari, spacciatori (e produttori di sostanze stupefacenti), trafficanti di organi e di essere umani… C’è davvero di tutto, gli stessi personaggi che, purtroppo, esistono nel mondo reale”.

L’anonimato, la discrezione e in un certo senso anche la vicinanza fra compratore e venditore (non ci sono macchine, ma persone in carne e ossa che raccolgono le comande), fanno del Dark Web l’humus perfetto sul quale far fiorire attività illecite di ogni tipo.

Aggiungiamoci i bitcoin e il gioco è fatto. Grazie a questa cyber-moneta, che garantisce un alto livello di anonimato, si aggirano infatti i percorsi bancari e dell’economia reale.

“I mezzi a disposizione per contrastare questi fenomeni non sono mai abbastanza – continua Chiesa – Servono persone formate, in grado di agire sotto copertura e che conoscano le lingue”. Non solo l’inglese, ma anche le lingue slave e il cinese, siccome il cyber crimine affonda le sue radici a Est. L’arabo è inoltre fondamentale per contrastare la propaganda jihadista: “Le operazioni vanno centralizzate e possibilmente cifrate. Un lavoro complicato, fonte di notevole stress psicologico per chi opera nel Dark Web.”

Un sito che sostiene di vendere armi sul Dark Web: pistole e fucili di ogni tipo tvsvizzera

Navigare nel Dark Web è come farlo in mare aperto: ci sono i pescecani, ma anche i pesci piccoli che si credono squali e che finiscono presi all’amo. Alcuni darknet market sono in realtà specchietti per le allodole creati per truffare gli acquirenti (chi mai denuncerebbe il mancato arrivo di un pacco contenente una pistola con la matricola abrasa?).

Raoul Chiesa chiarisce però che nella maggior parte dei casi non si tratta di richiami ingannevoli, ma di merce e servizi illegali reali a tutti gli effetti, rivenduti da “freelance” o da vere e proprie gang: “Esattamente come tra i malavitosi, anche nel Dark Web vige una sorta di codice etico ed una reputazione dei singoli venditori ma, come nella vita reale, in mezzo a quelli leali c’è anche chi vuol fare il furbo”.

Fotostoria: uno svizzero truffatore nel Dark Web

Nella tana dell’orco

Non essendo segnalati dai motori di ricerca, per molti le pagine del Dark Web sono anche uno spazio di libertà dove aggirare la censura di Stato e scambiare informazioni sensibili. Un luogo dove sono stati pubblicati per esempio i cablo dello scandalo Wikileaks. Qui però trovano terreno fertile anche le abiezioni di ogni tipo, prima fra tutte la pornografia infantile.

“I pedofili moderni non solo hanno scoperto quanto Internet sia labile – ci spiega ancora Raoul Chiesa – ma soprattutto come le reti anonime permettano la costruzione di pagine web sufficientemente chiuse: semplici da raggiungere conoscendone l’indirizzo; quasi impossibili da trovare non esistendo nel Dark Web l’equivalente di Google”.

Noi, per fortuna, non ci siamo imbattuti su contenuti del genere durante il nostro breve viaggio. Non li abbiamo neppure cercati e non lo faremo. Non entreremo, insomma, nella tana dell’orco.

di Ludovico Camposampiero e Jona “Pixel” Mantonvan per RSInewsCollegamento esterno

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