Boom turistico a Como, ma cresce il timore di infiltrazioni mafiose
L'imponente espansione turistica di Como, sebbene porti ricchezza, genera un forte allarme nelle autorità per il rischio di infiltrazioni della criminalità organizzata e di riciclaggio di denaro nelle nuove attività, un pericolo che si estende anche al vicino canton Ticino.
La crescita turistica continua a trasformare Como. “I numeri sono diventati qualcosa di pazzesco”, conferma al Telegiornale della Radiotelevisione della Svizzera italiana RSI il sindaco Alessandro Rapinese. La città lariana resta una meta molto ambita e ricca: negli ultimi anni, nel solo comune sono stati aperti oltre 100 nuovi ristoranti, che diventano circa 500 considerando l’intera provincia.
Un’espansione che porta ricchezza e posti di lavoro, ma che per le autorità non è priva di rischi. La coordinatrice della Direzione distrettuale antimafia (DDA) di Milano, Alessandra Dolci, invita infatti a mantenere alta l’attenzione.
Il servizio del TG 20.00 della RSI dell’1 febbraio 2026:
“Mi sembra normale che siano cresciuti i servizi commerciali destinati ai turisti. Non voglio demonizzare un settore davvero importante”, premette Dolci. “Posso dire però con altrettanta sicurezza che la provincia di Como è sempre oggetto delle nostre attenzioni investigative. Qui la presenza della criminalità, soprattutto calabrese, è radicata da 50-60 anni. Non posso quindi escludere che dietro alcuni di questi esercizi commerciali vi siano interessi mafiosi”.
Anche la Confesercenti locale osserva da vicino il fenomeno. Il vicepresidente Claudio Bizzozzero segnala un elemento che suscita interrogativi: “Si nota che in alcuni casi ci sono aperture molto rapide con investimenti significativi da parte di soggetti non radicati sul territorio. Non si vuole accusare nessuno, non significa nulla di per sé, ma è un motivo di attenzione”. Bizzozzero ricorda inoltre che nel Comasco le indagini della magistratura sulla ‘ndrangheta sono state frequenti e hanno portato a risultati rilevanti. “Direi che possiamo stare ancora molto tranquilli”, aggiunge.
Il tema è ribadito anche dal sindaco Rapinese, che richiama l’importanza di sostenere un’economia sana: “Bisogna favorire l’economia reale, quella di chi si arricchisce vendendo cappuccini e brioche. Non quella di chi ha bisogno di venderne centinaia per fare riciclaggio e investire risorse provenienti da droga o altre attività illegali”.
Secondo la procuratrice Dolci, l’attenzione deve rimanere alta anche oltre confine. “Penso che anche voi, in Ticino, dobbiate tenere le antenne dritte e cogliere gli alert della presenza mafiosa. Le ultime indagini condotte insieme alle autorità svizzere mostrano movimenti di denaro e di droga. Il vostro territorio non è immune dagli appetiti delle organizzazioni criminali”.
Negli ultimi anni, conferma Dolci, la collaborazione tra Berna e i pool antimafia italiani si è intensificata, con un numero crescente di inchieste congiunte.
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