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Arriva il vento, si lotta contro le fiamme

Le fiamme vive che stanno bruciando i boschi sul Monte Gambarogno.
Nel pomeriggio è sopraggiunto il forte vento, atteso, a peggiorare la situazione. Keystone / Samuel Golay

“Con l’aumento dell’intensità del vento è aumentata anche l’intensità delle fiamme e si sono riattivati vari focolai. Inoltre, ora c'è del nevischio portato dal vento: le condizioni per operare sono dunque sfavorevoli. ”.

Samuele Barenco, comandante dei pompieri di Bellinzona, ha fatto il punto sulle operazioni di spegnimento del vasto incendio che imperversa da domenica nei boschi sul versante sud del Monte Gambarogno. Un incendio che interessa un’area boschiva di 100 ettari e che, sottolinea Barenco, non è ancora sotto controllo.

Le fiamme avanzano, trascinate dal vento che si è alzato nelle ultime ore: la priorità dei pompieri – una trentina di uomini coadiuvati da sei elicotteri, quattro militari e due civili – è quindi quella di evitare che il rogo raggiunga la strada e le abitazioni. Le difficoltà sono però molteplici: la zona interessata dalle fiamme è impervia, di difficile accesso; inoltre, lo sviluppo rapido delle fiamme potrebbe precludere le vie di fuga ai pompieri, la cui sicurezza deve quindi essere garantita.

“L’estensione per fortuna per ora non è cambiata, le fiamme sono aumentate di intensità, ma all’interno del perimetro”, aggiunge Barenco, responsabile delle operazioni di spegnimento, ricordando tuttavia che anche la giornata di martedì si preannuncia molto ventosa.

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Decine di persone sfollate

Le fiamme sono divampate domenica. Indemini e le sue frazioni si trovano a pochi metri dal rogo e per questo motivo diverse decine di persone sono state sfollate: oggi, lunedì, non hanno potuto fare ritorno nelle loro abitazioni e stando agli ultimi aggiornamenti non potranno rincasare neppure domani. Molte si sono trasferite da parenti e amici, mentre una decina di persone hanno trovato rifugio a Quartino, presso i locali della protezione civile.  

Le testimonianze

“Tutto bruciava sopra di noi: le fiamme si vedevano bene, poi la polizia, verso le 23.30, ci ha chiamati intimandoci di lasciare le nostre case e raggiungere l’alpe di Neggia, dove abbiamo ricevuto l’aiuto della protezione civile”, spiega uno degli abitanti delle case lambite dalle fiamme.

“È veramente un inferno lì sopra, spaventoso. Tutto il bosco è in fiamme” racconta un altro degli sfollati, che ha potuto osservare l’incendio avvicinarsi al paese domenica, prima di lasciare la casa in tarda serata.

L’intervento, come detto, è iniziato domenica, ma è impossibile stabilire quando terminerà, potrebbero volerci giorni prima di contenere definitivamente l’avanzata dell’incendio. Incendio di cui, per il momento, non si conoscono le cause.

Gli ultimi aggiornamenti:

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Messa fuori servizio la linea ad altissima tensione

L’incendio ha richiesto la messa fuori servizio della linea ad altissima tensione Lavorgo-Musignano che passa proprio da Indemini. La Svizzera in questi giorni è quindi priva di una delle grandi autostrade dell’elettricità che la collegano all’Italia, ma come confermato da Swissgrid, la situazione non sta provocando contraccolpi alla stabilità del sistema energetico nazionale né ha conseguenze sulla sicurezza della rete ticinese.

“La linea è stata messa fuori servizio per permettere i lavori di spegnimento in tutta sicurezza. I nostri specialisti si sono recati sul posto e sono in contatto con pompieri e polizia, così come con il gestore di rete italiano Terna”, ha spiegato il portavoce per il Ticino, Alessandro Cameroni.

Tra le possibili cause degli incendi di bosco vi sono anche le linee elettriche che, stando a statistiche pluriennali, sono responsabili dell’1-3% dei roghi avvenuti in Ticino. L’inchiesta è in corso, ma sembra escluso che, nella notte tra sabato e domenica, le fiamme sopra l’Alpe di Neggia siano divampate a causa di qualche alla linea a 380 kV. Il primo focolaio si sarebbe infatti sviluppato a centinaia di metri dai tralicci e dai cavi.

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