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Armani smobilita in Ticino, il fisco elvetico non attrae più?

Mercoledì incontro dirigenza-sindacati a Mendrisio, ai dipendenti proposto il trasferimento a Milano

Questo contenuto è stato pubblicato il 06 febbraio 2016 - 20:18

Il ritiro del Gruppo Armani dal Ticino sarebbe dovuto alle pressioni giunte da Roma e alle nuove norme fiscali sulla tassazione delle imprese. È quanto emerge in queste ore e che spiegherebbe la decisione di smobilitare la sede a Mendrisio della nota casa di moda. Sono 120 gli impieghi (su un totale di 130) che potrebbero essere soppressi in Ticino ma mancano conferme ufficiali. Ai dipendenti è stato proposto il trasferimento a Milano ma difficilmente l'offerta sarà accettata.

Di sicuro mercoledì i vertici di Giorgio Armani Swiss Branch incontreranno i sindacati e i contorni della vertenza saranno più chiari, mentre un analogo incontro con le autorità locali è stato annullato. Sui motivi della scelta della casa di moda sembra abbiano influito visite degli ispettori fiscali italiani e il nuovo contesto fiscale internazionale per le imprese.

Secondo le regole adottate a livello di OCSE le società non possono più essere assoggettate, attraverso filiali estere, alle norme fiscali dei paesi, certamente più convenienti dal profilo tributario, ma dove non vengono conseguiti utili consistenti. Sarebbe quindi venuto meno l'interesse, da parte del gruppo Armani, di tenere in piedi una struttura in Ticino senza poter più ottenere i relativi benefici fiscali.

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