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La caverna di Alì Babà a un passo dalla frontiera

Difficile per chi transita da Chiasso non notare l'edificio che ospitava il Punto Franco. RSI-SWI

Il Punto Franco di Chiasso ha festeggiato un paio di mesi fa il secolo di esistenza. Le telecamere della Radiotelevisione svizzera hanno potuto filmare questi luoghi segreti.

Questo contenuto è stato pubblicato il 22 febbraio 2021 - 20:09

I depositi franchiLink esterno non sono una peculiarità della Svizzera. Praticamente ogni Paese ha una zona speciale dove è possibile immagazzinare merci temporaneamente, senza versare tributi all'importazione. In altre parole, in questi depositi vengono conservati beni in attesa che questi vengano poi effettivamente importati (e a quel momento si dovrà pagare il tributo) o che partano verso altri Stati.

Per tutta una serie di ragioni - ad esempio l'importanza del settore del lusso o del mercato dell'arte - i sette porti franchi svizzeri sono spesso ritenuti particolarmente 'ricchi'.

Spesso questi depositi si sono ritrovati al centro delle critiche per l'uso piuttosto opaco che ne veniva fatto. Nel 2003, ad esempio, le autorità doganali svizzere hanno scoperto nel porto franco di Ginevra 200 reperti egiziani trafugati, comprese due mummie.

In seguito a diversi scandali, le autorità svizzere sono intervenute per aumentare i controlli e hanno inasprito le leggi sul riciclaggio di denaro e sul commercio di beni culturali. I porti franchi sono così stati sottoposti alla stessa regolamentazione a cui sottostanno tutte le importazioni, con l'obbligo di dichiarare la proprietà, l'origine e il valore dei beni importati. Dal 2009 i porti franchi devono anche compilare un inventario completo.

Inventario che si conferma particolarmente ricco nel Punto Franco di Chiasso, che ha da poco festeggiato i cent'anni di esistenza. Nei suoi depositi sono custoditi beni di inestimabile valore: da migliaia di opere d'arte a gioielli, passando per auto da collezione e vini pregiati.

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tvsvizzera.it/mar con RSI (Il Quotidiano del 22.2.2021)

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