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Manifestare sì, ma senza mascherina non se ne parla

Per molti partecipanti alla manifestazione di Liestal del 20 marzo scorso, la mascherina era un optional. Keystone / Georgios Kefalas

Dopo la dimostrazione contro le misure anti-covid a Liestal, le autorità del Cantone Uri e il comune di Rapperswil non hanno autorizzato altre due manifestazioni per ragioni sanitarie. Un divieto in parte problematico, ritiene un professore di diritto costituzionale.

Questo contenuto è stato pubblicato il 31 marzo 2021 - 21:00

Il 20 marzo scorso, circa 8'000 persone hanno inscenato una protesta a Liestal (Basilea Campagna) per le restrizioni adottate dal Governo federale per far fronte alla pandemia di coronavirus. Molti dimostranti non indossavano la mascherina.

L'associazione "Stiller Protest" (Protesta silenziosa) voleva ripetere nuovamente l'esperienza a Rapperswil, ma si è vista opporre il veto dalle autorità comunali.

Lo stesso è avvenuto nel Canton Uri, dove un altro gruppo intendeva organizzare una manifestazione il 10 aprile in una fattoria alla periferia del capoluogo Altdorf.

In entrambi i casi, le autorità hanno invocato ragioni sanitarie e ricordato quanto accaduto a Liestal. "Ci manca lo spazio - ha dichiarato alla Radiotelevisione Svizzera Martin Stöckling, sindaco di Rapperswil. Abbiamo ricevuto una domanda per una manifestazione di 1'000 persone, ma prevediamo possano arrivarne 10'000 e con così tante persone non ci sono gli spazi per garantire le distanze. Inoltre, i partecipanti - prevediamo - non indosseranno la mascherina".

Per il professore di diritto costituzionale all'Università di Zurigo Andreas Glaser, l'argomentazione secondo cui simili dimostrazioni rappresentano un pericolo dal punto di vista sanitario è pertinente.

Vi è però un grande ma: prima di tutto una tale decisione rimette in discussione il principio fondamentale del diritto di riunione, osserva nell'intervista alla Radiotelevisione Svizzera. Inoltre, le autorità di Rapperswil e del Canton Uri fanno riferimento a quanto avvenuto a Liestal e ciò è problematico. Ogni domanda di autorizzazione a manifestare - aveva spiegato l'esperto in un'altra intervista a 20 Minuten - va trattata a sé e il metro di giudizio non può essere stabilito in funzione di quanto successo in passato. "È un po' come se si proibissero tutte le partite di calcio, poiché in una singola partita ci sono stati dei disordini".

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tvsvizzera.it/mar con RSI (TG del 31.3.2021)

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