Processi ai nazisti Condanna a due anni per una ex guardia delle SS

Un uomo seduto a un banco d aula di tribunale, dietro parete di plexiglas, si copre il volto con cartellina

Bruno D. giovedì in aula.

Keystone / Fabian Bimmer

Un uomo di 93 anni, che nel 1944 prestò servizio come guardia SS nel campo di concentramento di Stutthof vicino Danzica, è stato condannato a due anni di reclusione dal tribunale dei minorenni di Amburgo. Li sconterà in libertà vigilata. Era accusato di complicità nell'uccisione di 5233 persone.

All'epoca dei fatti l'imputato aveva 17 anni e per questo è stato giudicato secondo la giurisdizione che si applica ai minori. La pubblica accusa aveva chiesto per lui una pena di tre anni.

Bruno D. è nato nel 1927 e il processo, aperto lo scorso autunno, ha fatto molto discutere in Germania, dove dal 2011 non si perseguono più soltanto i soldati che si sono direttamente macchiati del sangue delle vittime ma anche coloro che furono impiegati nei campi di concentramento.

Nel campo di Stutthof, nei suoi lager-satellite e durante le cosiddette "marce della morte", morirono in tutto circa 65'000 persone: ebrei, omosessuali, prigionieri politici, Rom, civili polacchi e partigiani.

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In servizio con le SS in uno dei campi dell'odierna Polonia, secondo la corte Bruno D. fu per mesi un "ingranaggio della macchina omicida"; 5'232 i capi d'imputazione, benché l'uomo non abbia materialmente preso parte ad alcuno degli omicidi.

Inizialmente dichiaratosi non colpevole e non pentito, poiché arruolato e inviato a Stutthof contro la sua volontà, l'uomo durante la penultima udienza ha infine chiesto scusa ai sopravvissuti e ai familiari delle vittime per quanto accaduto, aggiungendo di aver realizzato solo nel corso del processo, attraverso le testimonianze, le atrocità di cui era stato testimone.

"Oggi mi vorrei scusare con quelli che hanno dovuto attraversare questo inferno di follia e con i loro familiari. Una cosa del genere non deve più ripetersi", ha detto.

Pesanti le critiche di alcune associazioni ebraiche, secondo le quali la pena avrebbe dovuto essere ben più severa.

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