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Tassa di collegamento contestata all'EOC

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L’Ente ospedaliero cantonale si aggiunge alle aziende ticinesi che hanno deciso di prelevare la cosiddetta “Tassa di collegamento” dai dipendenti che dispongono di un parcheggio al posto di lavoro. Sulla tassa, approvata in votazione popolare lo scorso giugno, pendono almeno venti ricorsi al Tribunale federale, ma qualora fossero respinti il tributo sarà addebitato dal Cantone a partire dal 1° gennaio 2017; da qui il prelievo cautelativo di alcune aziende. La decisione dell’EOC è contestata dai sindacati: “penalizza chi ha orari di lavoro notturni”.

Questo contenuto è stato pubblicato il 25 gennaio 2017 - 20:55
tvsvizzera.it/ri con RSI (Quotidiano del 25.01.2017)

La ‘Tassa di collegamento’ grava sui commerci e le imprese che dispongono di oltre 50 parcheggi. È pensata per indurre i grossi generatori di traffico a favorire una mobilità responsabile, come i bus navetta o il car pooling per i dipendenti, i mezzi pubblici per i clienti. I centri commerciali potrebbero quindi rendere a pagamento i parcheggi finora gratuiti, e le aziende, generalmente, faranno ricadere il balzello su chi va a lavorare in automobile.

Assoggettate alla tassa sono circa 200 tra aziende e centri commerciali. Ammonta a 3 franchi e 50 al giorno per ogni parcheggio destinato al personale e 1 e 50 per quelli riservati ai clienti, cui si aggiungono circa 70 franchi di IVA all’anno se l’azienda fattura ai dipendenti (anziché sostenere essa stessa) il costo.

Il ricavato della tassa di collegamento, che entrerà in vigore per un periodo di prova di tre anni, contribuirà a finanziare i trasporti pubblici.

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All’Ente ospedaliero, dal 1° marzo, gran parte dei dipendenti a tempo pieno pagherà il parcheggio 80 franchi in più al mese, che saranno restituiti nel caso la Tassa non dovesse mai entrare in vigore.

I sindacati hanno chiesto un incontro, non per contestare il principio ma la rigida applicazione: anche il personale impiegato di notte, che non può fare a meno dell’auto in assenza di trasporti pubblici, sarà costretto a pagare.

L’Ente risponde che a non distinguere tra lavoratori diurni e notturni non è il datore di lavoro, bensì la stessa tassa.


 

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