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Pantani “era un esperanto”

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Gianni Mura, ai microfoni della RSI, parla della riapertura dell’inchiesta sulla morte del “Pirata”

Questo contenuto è stato pubblicato il 02 agosto 2014 - 16:21

Gianni Mura, giornalista sportivo, cronista e scrittore ha parlato sabato in diretta al Radiogiornale della riapertura dell'inchiesta sulla morte di Marco Pantani, l'eroe decaduto del ciclismo italiano, scomparso nella notte di San Valentino di 10 anni fa.

Secondo Mura è grazie alla tenacia della madre di Pantani, Tonina, se oggi si riparla del decesso, per omicidio, del "Pirata". Allo stesso tempo però, ritiene che sia difficile stabilire se l'ex campione sia stato ucciso e da chi. "Purtroppo non cambierà niente, Pantani resta morto, morto tragicamente".

Il declino di Pantani è un ricordo bruciante per il cronista che però non vuole ritrattare una virgola delle emozioni che il ciclista gli ha trasmesso. "Era un esperanto, piaceva ai bambini come alle nonne. Ne sono uscito pensando che faccio il cronista di quotidiano, non l'indovino. Sono rimasto scottato, ho ancora i segni delle ustioni e adesso sto molto più attento", conclude.

Ascolta l'intervista completa qui sotto

RG/ZZ

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