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Oggi in Svizzera

Care lettrici e cari lettori,

l'Associazione traffico e ambiente ha proposto oggi di limitare la velocità massima consentita sulle autostrade svizzere a 100 chilometri orari. Secondo l'organizzazione, anche il traffico stradale deve infatti fare la sua parte per contribuire al risparmio energetico richiesto alla collettività.

Non si tratta, a dirla tutta, di una novità vera e propria. La riduzione della velocità massima è un po’ una di quelle proposte che torna buona in diversi ambiti. Dal livello delle polveri fini alla riduzione del traffico e ora anche al consumo di energia. Per ora, solo il primo caso – quello dell’inquinamento – ha effettivamente convinto le autorità ad agire in questo senso. Vedremo se varrà lo stesso anche per i consumi energetici. Intanto vi lascio alle altre notizie di oggi.

Buona lettura!

Tessere di casse malati.
Tessere di casse malati. © Keystone / Christian Beutler

Dopo quattro anni di stabilità, i premi dell’assicurazione malattia registreranno un forte aumento nel 2023.

Con un incremento del 6,6% rispetto al 2022 il premio medio mensile dell’assicurazione di base ammonterà il prossimo anno a 334,70 franchi. Lo ha comunicato oggi l’Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP). A seconda del cantone vi saranno oscillazioni tra il 3,9% e il 9,5%. In Ticino la progressione sarà tra le più importanti, ossia del 9,2%.

Il rincaro è dovuto principalmente alla pandemia di Covid-19, che ha generato costi diretti, come quelli dovuti ai trattamenti dei pazienti ospedalizzati o alla vaccinazione; ma anche costi indiretti, derivanti per esempio dal rinvio di interventi medici (effetto di recupero), che hanno registrato un notevole incremento. Nel 2021 i costi sono aumentati del 4,5% e la tendenza è proseguita nel corso del primo semestre del 2022.

I premi sono calcolati in anticipo sulla base di stime, esercizio che la pandemia ha reso particolarmente difficile, sottolinea l’UFSP. Ora è emerso che i premi pagati durante gli anni 2021 e 2022 risultano insufficienti per coprire i costi.

Cartello con la scritta: L aborto deve restare sicuro e legale.
Cartello con la scritta: “L’aborto deve restare sicuro e legale”. © Keystone / Anthony Anex

Cade oggi il ventesimo anniversario del cosiddetto regime dei termini, che ha permesso in ogni cantone svizzero l’accesso all’aborto. Alle celebrazioni che si tengono a Berna è presente anche la consigliera federale Karin Keller-Sutter.

Con l’entrata in vigore della norma il 1. ottobre 2002, dopo una votazione popolare sul tema, è stato decretato che l’interruzione di gravidanza non sarebbe più stata punibile se, entro dodici settimane dall’inizio dell’ultima mestruazione, la donna presenta una richiesta in tal senso. Il tutto ha rimpiazzato leggi considerate obsolete risalenti al 1942.

Se da una parte questo evento viene ricordato come un “grande progresso”, in un comunicato odierno l’associazione Salute Sessuale Svizzera (SSCH) sottolinea altresì che servono urgenti migliorie alla regolamentazione in vigore. Ad esempio, la norma prevede che le donne debbano redigere una richiesta scritta in cui evidenziano uno “stato d’angustia”. Yvonne Gilli, presidente dell’associazione dei medici FMH, sottolinea dal canto suo l’importanza che l’interruzione di gravidanza venga trattata come argomento di sanità pubblica e che una buona presa a carico medica sia garantita a tutte le persone coinvolte.

Il 12 settembre, l’SSCH ha lanciato la petizione “La mia salute – La mia scelta!” chiedendo un migliore accesso all’interruzione di gravidanza in Svizzera. In particolare, si mira a togliere l’aborto dal codice penale e a raggiungere l’autodeterminazione delle persone interessate, che devono avere il diritto di decidere sulla propria salute.

treno
© Keystone / Georgios Kefalas

Un nuovo strumento, altamente tecnologico e poco appariscente, potrebbe proteggere in futuro chi abita nei paraggi della ferrovia dai rumori e dalle vibrazioni dei treni. Si tratta di una sorta di “cuscino” installato sotto i binari, protagonista di test che sono risultati positivi.

Questi “rail pads” realizzati con materiale hi-tech rappresenterebbero un complemento a metodi classici come ripari fonici e sistemi frenanti più silenziosi, spiega in una nota odierna il Laboratorio federale di prova dei materiali e di ricerca (Empa), i cui ricercatori, insieme a colleghi vodesi, hanno sviluppato la novità.

Dopo che i calcoli al computer e le misurazioni in laboratorio hanno dato un esito promettente, i ricercatori hanno fabbricato i primi prototipi. Lo scorso marzo, sono poi stati effettuati dei test su un tratto di 100 metri vicino a Nottwil, nel canton Lucerna. In questa occasione si è preso nota delle vibrazioni delle traversine e delle rotaie, dei livelli sonori e di altri dati.

Secondo quanto annuncia l’Empa, i risultati sono stati soddisfacenti: il nuovo “cuscino” smorza infatti notevolmente sia le oscillazioni sia i rumori generati dai treni. Vi è dunque ottimismo sul fatto che tali componenti potranno essere usati nella pratica in futuro.

oro
Reuters / Jorge Silva

L’oro estratto illegalmente è uno dei temi di cui si sta occupando il Consiglio per i diritti umani, riunito in queste settimane a Ginevra. Il ruolo dei Paesi importatori, Svizzera inclusa, è stato citato in diversi rapporti dell’ONU.

La scorsa settimana, un relatore speciale – che ha indagato sull’uso del mercurio in siti d’estrazione d’oro su piccola scala – e una missione dell’ONU in Venezuela hanno presentato al Consiglio per i diritti umani due rapporti separati sull’impatto dell’estrazione aurea su molte comunità e sull’ambiente, in particolare nel bacino amazzonico. Sono state rilevate varie violazioni dei diritti umani come lo sfruttamento sessuale di donne e bambini, l’avvelenamento da mercurio e il lavoro minorile all’interno di comunità coinvolte nella produzione illegale di oro. Sotto accusa sono anche i Paesi che acquistano il metallo.

“È un problema serio”, ha detto a SWI swissinfo.ch Marcos Orellana, relatore speciale dell’ONU sulle sostanze tossiche che ha investigato sulle piccole attività estrattive. “Nei prossimi mesi e anni, ci si può attendere a un maggiore controllo sui diritti umani nel settore dell’oro e in Paesi dove hanno sede le raffinerie, Svizzera inclusa”.

Mentre sale la pressione sui Paesi importatori per garantire un approvvigionamento pulito, le raffinerie svizzere hanno recentemente annunciato il loro impegno a rimuovere dalla loro filiera tutto l’oro originario dei territori indigeni.


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