Nelle prigioni italiane Quei bambini da liberare

Di Enrico Marra

In Italia mediamente una cinquantina di bambini tra gli zero e i sei anni, talvolta fino ai 10, secondo gli ultimi dati, vengono a trovarsi reclusi con le madri detenute, spesso in comuni celle o ambienti ad esse affini, nonostante la legge già da molti anni pone la tutela dei diritti di questi bambini davanti alle esigenze di giustizia. In ordine di priorità i diritti dei bambini vengono prima dei diritti delle madri e del diritto di protezione della collettività a danno di cui queste donne hanno commesso reati.

donna con passeggino

Nella sezione nido del carcere femminile di Rebibbia, a Roma, si trovano attualmente 12 madri con 12 bambini sotto i 3 anni.

tvsvizzera

Solo pochissimi bambini, figli di detenute madri, si trovano ospitati in luoghi che rispettano tutte le prescrizioni della legge, ovvero nelle Case famiglia protette. Case, appartamenti o comunque strutture assistite che devono essere poste al di fuori del contesto carcerario. Luoghi in cui è possibile tutelare, prima di ogni altra cosa, il diritto dei bambini alla libertà e quello di mantenere la loro relazione materna, affettiva.

L’Italia è carente di Case famiglia protette, gli enti locali hanno investito molto poco in queste strutture. Ve ne sono a Milano, Venezia e Torino. Una è presente in provincia di Napoli per tutto il bacino della Campania. Ne sta nascendo una nuova a Firenze mentre manca ad esempio a Roma.

Mancano Case famiglia

Per sopperire alla carenza delle Case famiglia protette sono state create delle strutture denominate ICAM, Istituto a custodia attenuata per le madri. Il progetto ICAM è partito con le migliori intenzioni in un appartamento a Milano ma anche in questo caso gli investimenti sono risultati insufficienti per le necessità su scala nazionale. Le strutture adibite a ICAM si sono rivelate in molti casi deludenti e sempre più affini a quelle carcerarie fino ad esservi, in alcuni casi, addirittura inglobate.

In questa sistemazione, sicuramente da migliorare, sono ospitati circa la metà dei figli di detenute madri.

La restante parte di questi bambini - circa l’altra metà se si considera che la percentuale dei bimbi ospitati nelle Case famiglia protette è esigua - si trovano in carcere con le madri.

Nonostante tutti gli sforzi degli istituti penitenziari di rendere questi luoghi il più gradevoli possibile, predisponendo delle sezioni ‘Nido’ separate all’interno delle carceri femminili. Nonostante l’efficienza di molte di queste strutture e la professionalità del personale che vi opera. I bambini, comunque, vivono in locali e dormono in stanze che hanno le sbarre alle finestre.

Nelle sezioni ‘Nido’ viene meno la tutela del diritto del bambino di vivere in un contesto familiare. Inoltre, questa sistemazione è provvisoria. Al compimento del terzo anno di età decade anche il diritto del bimbo al legame materno. Oltre quel termine, lui e la mamma sono obbligati ad abbandonare la sezione e vengono separati. Il piccolo viene dato in affidamento e la madre torna nel carcere femminile ordinario.

La sezione ‘Nido’ di Rebibbia

Alla sezione ‘Nido mamme con prole’ del carcere femminile di Rebibbia ci sono attualmente 12 mamme e 12 bambini sotto i 3 anni. Al momento le detenute madri sono tutte di etnia Rom e Sinti. Recentemente ci sono stati casi di donne di origine nigeriana. Si tratta principalmente di persone straniere, povere, che finiscono dentro anche per semplici furti. Talvolta non hanno assistenza legale e non riescono a beneficiare della detenzione domiciliare poiché i loro alloggi sono inadeguati.


Una situazione criticata da Mauro Palma, presidente del Garante nazionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale. Link esterno


Ascoltiamo infine l’analisi del professor Luigi Manconi, presidente di ‘A buon diritto onlus’ e fondatore, negli anni ‘80, insieme tra gli altri a Rossana Rossanda e Massimo Cacciari, di Antigone associazione “per i diritti e le garanzie nel sistema penale”.

Carceri sovraffollate

Dicembre è stato il nono mese consecutivo di record per il sovraffollamento carcerario, ormai arrivato al 130%. In cento posti disponibili trovano alloggio 130 detenuti. Il numero delle persone stipate in celle sempre più anguste non è mai stato così alto. 

Complessivamente erano detenute 61'000 persone, 11'000 in più rispetto alla capienza di legge.

La tensione nei penitenziari è forte. Atti di violenza, sommosse, aggressioni si ripetono con frequenza. Molti i suicidi, 8 nel solo mese di dicembre, 53 in tutto 2019.

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