Movida A Trastevere la socialità riparte in modo confuso e controverso

Di Enrico Marra, Roma
foto di una persona con mascherina

"Liberi tutti", ma con qualche limite.

tvsvizzera

Un giro nel quartiere più vivace della Capitale dopo il trauma del lockdown. Le opinioni dei protagonisti delle serate romane tra vecchi e nuovi attriti. 

Nonostante l’agognato ‘liberi tutti’ del 3 giugno con il virus finalmente sotto controllo si torna ad assaporare la socialità a piccoli sorsi ma la ripartenza è stentata e la movida divide. L’entusiasmo di ritrovarsi si scontra con la paura che eventuali focolai possano far scattare altre limitazioni e nuove chiusure.

Generalmente nelle vie dello struscio sembra mantenersi il distanziamento interpersonale un’abitudine che si sta cristallizzando nell’immaginario collettivo come l’uso delle mascherine e qualche controllo di polizia in più del solito. Non si può sostare a lungo nelle piazze e nei vicoli. Avventori tornano a occupare i tavolini all’aperto ben distanziati. Poche le notizie di trasgressioni alle regole, esercenti multati e locali chiusi perché trovati sovraffollati.

I residenti del Comitato cittadino Vivere Trastevere dicono che la vita notturna è tornata ai livelli precedenti la pandemia se non addirittura peggio. Rimpiangono i tempi del lockdown in cui senza la fiumara dei ‘localari’ e dei turisti erano riusciti a riprendere possesso del loro quartiere. Questa ripartenza sregolata, dal loro punto di vista, è un’occasione sprecata.

Tuttavia, anche se la morsa dello Stato sulle libertà individuali si è di molto allentata, regole ce ne sono in tutto il bel paese. In ogni regione, Provincia, per arrivare ai Comuni, ognuno ha le sue regole più o meno rigide. Dallo struscio rigorosamente in mascherina di Carpi in Emilia al numero chiuso alla marina di Sanremo. Dal coprifuoco a suon di divieti di vendita di alcolici nelle ore serali di Roma e Milano, per arrivare dal pittoresco De Luca che in Campania ha minacciato di usare il lanciafiamme.



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