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Le tasse sulla benzina non si toccano

Le accise non si toccano. Almeno per il momento. E viene il dubbio che molti distributori di benzina approfittino della situazione. © Keystone / Urs Flueeler

Il governo elvetico non ne vuole sapere di ridurre le tasse che gravano sul prezzo dei carburanti e dei combustibili, seguendo l'esempio di Paesi vicini come Francia e Italia, che in questo modo hanno cercato di frenare l'aumento dei prezzi della benzina determinato dal conflitto in Ucraina.

Questo contenuto è stato pubblicato il 19 maggio 2022 - 21:06
tvsvizzera.it/fra con Keystone-ATS

Il Governo respinge in blocco una decina di mozioni piovute in queste settimane dai banchi dei partiti borghesi in Parlamento. Il giurassiano Charles Juillard, per esempio, paventava nel suo testo un incremento del prezzo alla pompa fino a 4 franchi al litro (si era attorno all'1,80 prima del conflitto, già sopra i 2 franchi ora), con conseguenze sul borsello dei consumatori e sulle aziende. Chiedeva quindi anche di intervenire sulle norme in vigore, che non prevedono misure in tempo di crisi.

Juillard chiedeva un taglio delle accise fra i 20 e i 30 centesimi. Attualmente l'imposta sugli oli minerali ammonta a 76 centesimi al litro per la benzina e a 79 per il diesel. Misure analoghe limitate nel tempo, anche se di varia portata, sono state sollecitate anche da altri deputati, fra i quali il consigliere agli Stati ticinese Marco Chiesa, che vuole andare a toccare anche l'IVA.

Da più parti si chiede che sia la cassa generale della Confederazione a farsi carico del mancato introito dell'imposta sugli oli minerali, continuando ad alimentare il fondo per le strade e i compiti legati al traffico stradale e aereo. Questi ricevono quote fisse di quanto incassato, che nel 2021 equivaleva a 2,685 miliardi di franchi più 1,783 grazie al supplemento.

Speculazioni e modello austriaco

Intanto si trovano differenze anche di 10-20 centesimi al litro tra un benzinaio e l'altro a distanza di pochi chilometri: è quanto constatano gli automobilisti più attenti che spesso, non avendo alternative, devono accontentarsi di fare il pieno - o il mezzo pieno visto i tempi che corrono - a prezzi oramai schizzati alle stelle.

Secondo il consigliere nazionale ticinese  Marco Romano sono in troppi che stanno lucrando sulla situazione. Insomma, ci vuole chiarezza sui prezzi.

Nelle intenzioni del consigliere nazionale, il Consiglio federale deve porre le basi per l'attuazione di un calcolatore online pubblico dei prezzi di carburante, gas ed elettricità per veicoli in Svizzera, sul modello del sito "www.spritpreisrechner.atLink esterno" realizzato in Austria nel 2011.

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Come funziona?

La piattaforma, scrive Romano, offre due modi per scoprire le stazioni di servizio più economiche: la ricerca per indirizzo e quella per regione. Nella prima vengono visualizzati i prezzi delle cinque stazioni più economiche per il prodotto di carburante selezionato, mentre in quella per regione si ricevono i dieci prezzi più economici del rispettivo comprensorio. I benzinai appaiono su una mappa e ordinati per livello di prezzo.

L'esperienza mostra come gli automobilisti confrontino i prezzi del carburante in modo particolarmente intenso. Il fatto di rendere visibili solo le cinque, rispettivamente 10, migliori tariffe è un requisito sancito dal legislatore, che corrisponde al diritto europeo della concorrenza. Lo scopo è quello di evitare un orientamento dei prezzi verso l'alto.

Se le aziende vedono quali sono i prezzi più cari, possono più facilmente andare appena sotto di essi e quindi risultare più economiche. In questo modo, l'effetto desiderato di un orientamento delle tariffe verso il basso ha maggiori probabilità di essere raggiunto. Lo stesso dovrebbe essere reso possibile per il gas così come l'elettricità per le auto elettriche, in una fase successiva, secondo le necessità.

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