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Trapianti pediatrici, l’anello più fragile

trasporto di un organo in un corridoio di ospedale
Keystone / Martial Trezzini

È morto sabato 21 febbraio il bambino ricoverato a Napoli da settimane a causa delle complicazioni legate al fallimento del primo trapianto durante il quale aveva ricevuto un cuore danneggiato. Qual è la situazione in Svizzera? Un'intervista al direttore di Swisstransplant chiarisce le difficoltà logistiche e di compatibilità intrinseche dei trapianti pediatrici.

Il piccolo Domenico che da due mesi si trovava in gravissime condizioni all’ospedale Monaldi di Napoli dopo il trapianto di un cuore danneggiato non ce l’ha fatta ed è morto sabato 21 febbraio, dopo essersi visto negare un secondo trapianto a causa delle condizioni estremamente critiche in cui si trovava.

Il bimbo, per rammentare la vicenda, soffriva dalla nascita a causa di una grave patologia cardiaca. Dopo due anni, finalmente, a Bolzano era stato individuato un donatore compatibile ed è da qui che sono iniziate le prime problematiche. Durante il trasporto da Bolzano a Napoli, il cuore è stato danneggiato in modo irreversibile perché conservato a una temperatura troppo bassa. Per conservare un cuore destinato al trapianto, infatti, bisogna mantenerlo a pochi gradi sopra lo zero. In questo caso, invece, la temperatura era ben al di sotto, addirittura a circa -80 gradi. L’errore avrebbe avuto origine dall’uso di ghiaccio secco al posto del normale ghiaccio tritato – per motivi ancora non chiari. Per il trasporto dell’organo, inoltre, sarebbe stato utilizzato un contenitore inadeguato. A destinazione, quindi, è arrivato un organo già gravemente compromesso. 

Ma le criticità non si fermano qui: nonostante le lesioni da freddo, il trapianto è stato comunque portato a termine. Una scelta che sarebbe stata legata al fatto che le procedure preliminari erano ormai già in corso e quindi impossibili da interrompere. Per quasi due mesi, quindi, il bambino è rimasto in coma farmacologico. 

Trapianti pediatrici, una sfida anche in Svizzera

Ma come funziona il sistema svizzero dei trapianti, in particolare quando si tratta di bambini? La trasmissione SEIDISERA della RSI ne ha parlato con il dottor Franz Immer, direttore di Swisstransplant, nella puntata del 16 febbraio 2026Collegamento esterno.

Dottor Immer, perché nel caso di un bambino è tanto difficile trovare un cuore compatibile?

In Svizzera è la legge sui trapianti a disciplinare l’assegnazione degli organi. Nel caso del cuore, però, quando si tratta di bambini la situazione è particolarmente complessa: bisogna trovare un organo che sia davvero compatibile. Se parliamo, ad esempio, di un bambino di due anni, magari con gruppo sanguigno zero e un peso di circa 13 chili, serve un cuore della stessa taglia e compatibile dal punto di vista immunologico. Ed è proprio questo che rende la situazione dei bimbi in lista d’attesa estremamente difficile, non solo in Svizzera ma a livello mondiale. Per la Svizzera significa che quattro cuori pediatrici su cinque provengono dall’estero. Questi vengono offerti da altre Nazioni quando nel Paese del donatore non c’è un ricevente compatibile, e vengono quindi assegnati e poi trapiantati qui da noi.

Chi decide in un caso urgente chi deve essere colui che riceve il cuore?

Anche in questo caso è la legge svizzera a stabilire chi possa essere considerato in stato di urgenza. È il centro trapianti a presentare la richiesta, sia per gli adulti che per i bambini, chiedendo il riconoscimento del cosiddetto “status di priorità”. Questo status ha precedenza su tutti gli altri pazienti in lista d’attesa: significa che chi è classificato come urgente dovrebbe ricevere il prossimo organo disponibile, naturalmente a condizione che sia compatibile. Il problema – ed è quello che vediamo anche nel caso italiano – è che per un bambino di due anni trovare rapidamente un organo adatto è estremamente difficile, perché i donatori pediatrici sono molto meno numerosi rispetto agli adulti.

Quanto tempo avete a disposizione per il trapianto e come viene trasportato un cuore pediatrico?

Per i bambini oggi non esiste ancora una macchina che permetta di proteggere il cuore per un periodo lungo. Queste tecnologie sono disponibili solo per gli adulti, a partire da circa 50 chilogrammi di peso. Questo significa che, nel momento in cui il cuore viene fermato nel donatore o nella donatrice, deve essere impiantato nel ricevente entro quattro ore e nuovamente irrorato di sangue. Nei bambini, il cuore viene raffreddato a circa 3-4 gradi e poi trasportato in una borsa d’acqua con ghiaccio. È una vera corsa contro il tempo: l’organo deve attraversare anche lunghe distanze in Europa e arrivare in tempo al centro trapianti per poter essere utilizzato. Fortunatamente, in 18 anni che faccio questo mestiere non è mai successo che un organo venisse perso o danneggiato.

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