La televisione svizzera per l’Italia

Ricerche di lavoro in Svizzera: la realtà al di là del tasso di disoccupazione

Un cliente riceve informazioni allo sportello dell'Ufficio di Berna per l'assicurazione contro la disoccupazione (AVA), nella foto scattata venerdì 24 luglio 2026.
La disoccupazione in Svizzera è bassa rispetto a quella di altri Paesi simili, sebbene sia in aumento dal 2023. Keystone / Christian Beutler

Il tasso di disoccupazione in Svizzera rimane basso. Tuttavia, ciò non significa che trovare un lavoro adatto alle proprie competenze sia facile.

“Non è colpa mia, è il mercato del lavoro. Ho dovuto ripetermelo per non impazzire”, afferma Marta*, un’esperta di media di 40 anni originaria della Polonia. Vive in Svizzera dal 2025 e da oltre un anno è alla ricerca di lavoro. Ha lavorato in sette Paesi diversi per emittenti televisive nazionali e organizzazioni internazionali, ma dice che questa è la prima volta che si trova di fronte a un ostacolo simile.

Il tasso di disoccupazione in Svizzera è basso rispetto ad altri Paesi, sebbene sia in aumento dal 2023. Nel secondo trimestre dell’anno, il Paese ha registrato un tasso di disoccupazione ufficiale del 3%, ma bisogna considerare che la Svizzera tiene conto solo delle persone che hanno richiesto – o percepiscono – l’indennità di disoccupazione.

Se si prende in considerazione la popolazione attiva disoccupata, in linea con le norme internazionali, tale cifra sale al 4,9%.

Questo dato può essere paragonato con l’8,2% in Francia, il 5,6% in Italia e il 5% nel Regno Unito.

Secondo i dati ufficiali, nel 2023 la disoccupazione in Svizzera ha raggiunto il 2%, il livello più basso degli ultimi vent’anni.

Contenuto esterno

Uno dei motivi per cui la disoccupazione in Svizzera è inferiore rispetto ad altri Paesi europei è il suo specifico sistema educativo, incentrato sulla formazione professionale dopo la scuola media; circa due terzi degli studenti e delle studentesse scelgono questo percorso. Nel sistema duale, gli apprendisti e le apprendiste trascorrono la maggior parte della settimana lavorando in azienda e frequentando contemporaneamente una scuola professionale. Le giovani generazioni acquisiscono così esperienza lavorativa, contatti con le aziende e qualifiche in linea con le reali esigenze del mercato del lavoro, contribuendo a ridurre la difficile transizione tra la scuola e il settore professionale, che altrove può contribuire alla disoccupazione giovanile.

Ma questa cifra racconta solo una parte della storia. Swissinfo ha intervistato dieci persone, le cui testimonianze coincidono. Indipendentemente dall’età, dal settore o dalla nazionalità, trovare un lavoro – soprattutto per uno straniero o una straniera – in Svizzera è un processo lungo e faticoso, a volte accompagnato da regole non scritte.

Maria*, 37 anni, portoghese, ha un dottorato di ricerca in biochimica. “Cerco lavoro da maggio 2024, quindi da due anni. Ho inviato migliaia di candidature e ho avuto solo quattro colloqui”, racconta. Quando è finalmente stata convocata da una grande azienda farmaceutica non è stata selezionata senza spiegazioni riguardo al motivo, afferma.

“Spesso, la parte più difficile non è il rifiuto in sé, ma il dover superare diverse fasi di colloqui senza capire perché non si è stati scelti”, afferma Emily Rappitt, esperta di carriera e assunzioni.

Secondo gli ultimi dati ufficiali pubblicati dalla Segreteria si Stato per l’economia (SECO), la durata media della disoccupazione in Svizzera è di sette mesi, dato che aumenta leggermente per i dirigenti e i quadri superiori.

Questa media si confronta con i nove mesi della Germania e i venti della Francia. In Italia, quasi la metà delle persone disoccupate cerca lavoro per almeno un anno. I dati relativi al Regno Unito non sono disponibili.

Trovare un lavoro – soprattutto se si è stranieri – in Svizzera è un processo lungo e faticoso, con regole a volte non scritte da seguire.
Trovare un lavoro – soprattutto se si è stranieri – in Svizzera è un processo lungo e faticoso, con regole a volte non scritte da seguire. Keystone / Christian Beutler

Tuttavia, questi numeri non rispecchiano la realtà delle persone con cui Swissinfo ha parlato. Trovare lavoro dipende da competenze, posizione geografica, permesso di soggiorno, esigenze del mercato e settore. Dati recenti, raccolti in modo indipendente da Adecco, società di consulenza per le risorse umane, e da SECO, mostrano che la carenza di personale persiste in alcuni settori come quello sanitario, informatico e ingegneristico. Ciò significa che trovare lavoro in questi settori è più facile che in ambiti più generalisti come l’amministrazione aziendale e le professioni d’ufficio.

Alcuni lavori, come quelli nel settore delle risorse umane e delle relazioni pubbliche, sono meno accessibili a cittadini e cittadine non svizzeri, poiché richiedono una conoscenza specifica e familiarità con il diritto, le istituzioni politiche e i relativi attori del Paese. Nel 2025, il tasso di disoccupazione per le persone straniere ha raggiunto l’8,3%, contro il 3,4% per quelle svizzere.

Inoltre, il genere può influire sulla ricerca di un lavoro. I dati mostrano che la maternità è associata a guadagni inferiori e a una progressione di carriera più lenta. Le ricerche definiscono questo fenomeno “penalizzazione della maternità”, che rimane una caratteristica significativa del mercato del lavoro svizzero. La ragione principale è che in Svizzera le donne spesso riducono significativamente le ore di lavoro o addirittura interrompono la carriera dopo il parto, mentre la stragrande maggioranza dei padri – circa l’85% – lavora a tempo pieno.

Amina*, cittadina svizzera di origine egiziana, vive in Svizzera da 15 anni. È madre di tre figli e racconta che la maternità e la sua flessibilità sono state oggetto di discussione durante un colloquio di lavoro. Le è stato negato il posto dopo una domanda specifica su questo argomento. Afferma di aver inviato centinaia di candidature e di aver ricevuto una sola chiamata per un colloquio. “Mi sento discriminata a causa delle mie origini, del mio cognome e del fatto di avere figli”, dichiara.

Amina è preoccupata per il futuro. Con un solo stipendio, tre figli e nessun familiare in Svizzera che possa aiutarla, è difficile arrivare a fine mese, dice. “E se mio marito perdesse il lavoro? Non so cosa faremmo allora”.

Vitamina B

Maxime*, 49 anni, è un cittadino francese residente a Losanna da sette anni. Ha lavorato per Philip Morris nel settore delle risorse umane prima di perdere il lavoro nell’aprile del 2025. “Mi sto candidando attraverso i canali tradizionali, inviando candidature online, curriculum, ma sto anche sfruttando i contatti che ho. Cerco di tenermi aggiornato con corsi che potrebbero essermi utili per il futuro. Il networking, ossia la rete di contatti, gioca un ruolo fondamentale nel mercato svizzero”, aggiunge.

Farsi una rete è particolarmente importante in Svizzera. Viene comunemente definito “vitamina B”, dove la B sta per Beziehungen, termine tedesco che significa relazioni. Implica partecipare a eventi del proprio settore ed entrare in contatto con persone che potrebbero raccomandarti per un lavoro. La Svizzera offre numerosi eventi sia per professionisti di lingua tedesca sia internazionali.

“Trova dei sostenitori nel tuo mercato: persone che conoscono il tuo lavoro, sanno individuare le opportunità, ti presentano a potenziali clienti e parlano del tuo valore anche quando non sei presente”, consiglia Emily Rappitt, esperta di carriera e assunzioni. “Conosci il tuo valore. Non solo la tua qualifica, gli anni di esperienza o le aziende per cui hai lavorato, ma anche ciò che apporti personalmente, le tue competenze, i cambiamenti, i problemi, le soluzioni e i miglioramenti a cui hai contribuito”.

Un consulente del lavoro (a destra) dell’Ufficio cantonale del lavoro del Dipartimento dell’economia e del lavoro fornisce spiegazioni a una persona in cerca di lavoro; foto scattata lunedì 20 aprile 2026 a Ginevra.
Un consulente del lavoro (a destra) dell’Ufficio cantonale del lavoro del Dipartimento dell’economia e del lavoro fornisce spiegazioni a una persona in cerca di lavoro; foto scattata lunedì 20 aprile 2026 a Ginevra. Keystone / Gaetan Bally

“Magari l’avessi saputo quando sono arrivata in Svizzera”, dice Joanna Czarnecka, 37 anni, polacca, che si è trasferita a Zurigo con il marito ed è alla ricerca di un lavoro nel settore delle scienze biologiche. “Candidarsi senza contatti non porta a molto. Ho inviato 200 candidature in un anno e ho ottenuto forse una decina di colloqui, ma senza successo”.

Czarnecka ha un dottorato in biologia molecolare e racconta di aver ricevuto, nonostante la sua laurea, un’offerta di lavoro volontario (anche se pensava si trattasse di un colloquio per un impiego retribuito). Il suo futuro datore di lavoro aveva affermato che, avendo un permesso di soggiorno, avrebbe dovuto farsi mantenere dal marito e accettare il lavoro gratuito. Invece di cercare un impiego, ora offre i suoi servizi come consulente in ambito di longevità e scienza. “Questo ha fatto bene alla mia salute mentale, perché ho smesso di inseguire un unico sbocco lavorativo. Non è ancora sufficiente per mantenermi in questo Paese, ma è un passo avanti”, afferma.

Le difficoltà emerse con l’IA

L’avvento dell’intelligenza artificiale (IA) ha cambiato anche il processo di candidatura. Ora è possibile redigere un CV e una lettera di presentazione in pochi minuti, eppure la ricerca di lavoro può risultare più impegnativa rispetto a soli cinque anni fa. “I sistemi di tracciamento delle candidature e il reclutamento online esistevano già cinque anni fa, ma la novità risiede nella portata dell’impatto dell’IA sulle candidature e sul modo in cui le aziende valutano l’idoneità delle candidature. Oggi è molto più facile per i candidati adattare il linguaggio di una candidatura a uno specifico annuncio di lavoro grazie all’IA. Per le risorse umane, la sfida non è quindi solo quella di elaborare un numero maggiore di candidature, ma anche di valutare la pertinenza del profilo rispetto alla posizione”, afferma Katarzyna Czajka, responsabile senior delle risorse umane e consulente.

Alla domanda se prenderebbe in considerazione l’idea di tornare in Polonia, dove il tasso di disoccupazione è anch’esso basso, pari al 3,4%, Joanna Czarnecka risponde: “Voglio stare con mio marito e ho investito troppo tempo nella ricerca di un lavoro e nella creazione di una rete di contatti per rinunciare ora”.

Alcune delle persone intervistate da Swissinfo hanno trovato lavoro entro sei mesi. Sara*, 33 anni, nata in Libano e cresciuta in Svizzera, ha trovato lavoro nel settore media e comunicazione di un’importante società di servizi professionali in soli sei mesi, dopo aver perso il suo precedente impiego, senza fare affidamento su contatti personali. “Sono stata molto fortunata. Conosco molte persone che cercano lavoro da oltre un anno. La realtà è che al momento il mercato è a favore delle aziende e ci sono centinaia, se non migliaia, di persone altamente qualificate in cerca di un impiego. Tra i blocchi delle assunzioni dovuti ai tagli di bilancio e i progressi dell’intelligenza artificiale, la situazione è difficile in questo momento”, afferma.

*Le persone intervistate in questo articolo hanno parlato a condizione di anonimato.

A cura di Virginie Mangin/ds

Tradotto dall’inglese da Marija Alberti-Miladinovic

Articoli più popolari

Preferire TVSvizzera.it su Google

In conformità con gli standard di JTI

Altri sviluppi: SWI swissinfo.ch certificato dalla Journalism Trust Initiative

Se volete segnalare errori fattuali, inviateci un’e-mail all’indirizzo tvsvizzera@swissinfo.ch.

SWI swissinfo.ch - succursale della Società svizzera di radiotelevisione SRG SSR

SWI swissinfo.ch - succursale della Società svizzera di radiotelevisione SRG SSR