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Nel 2050 in Svizzera l’energia potrebbe non bastare più

pilone alta tensione
Keystone / Urs Flueeler

Le valutazioni dell’Indice dell’approvvigionamento elettrico - I produttori: “Bisogna agire ora”.

Il futuro energetico della Svizzera è preoccupante, tanto che nel 2050 la situazione sarà critica. “Senza decisioni politiche energetiche risolute, investimenti concreti in nuove capacità produttive e una significativa accelerazione delle procedure di autorizzazione, rischiamo la nostra sicurezza di approvvigionamento” avverte lunedì Martin Schwab, presidente dell’Associazione svizzera delle aziende elettriche (AES)Collegamento esterno, in occasione della prima pubblicazione dell’Indice AES dell’approvvigionamento elettrico in SvizzeraCollegamento esterno.

Il servizio del TG 12.30 della RSI del 12 gennaio 2026:

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“Bisogna agire ora per garantire la sicurezza di approvvigionamento di domani” sottolinea ancora Schwab. Il continuo aumento della domanda di energia elettrica e l’abbandono del nucleare porteranno infatti a un netto peggioramento dell’indice a partire dal 2040, si legge in un comunicatoCollegamento esterno dell’AES. Nel 2035 la Svizzera raggiungerà 82 punti su 100, mentre nel 2050 scenderà a 69.

Le cause principali dell’indice basso sono “l’insufficiente produzione invernale da energie rinnovabili, il rallentamento dell’espansione della rete elettrica, le limitate possibilità di importazione e la mancanza di soluzioni socialmente sostenibili per coprire il fabbisogno supplementare di energia elettrica in inverno”.

Le criticità

L’indice calcolato dall’AES si basa su cinque indicatori: la domanda di energia elettrica, le energie rinnovabili, la flessibilità, la produzione aggiuntiva di energia elettrica e la rete.

I 5 indicatori che compongono l'Indice di approvvigionamento elettrico
I 5 indicatori che compongono l’Indice di approvvigionamento elettrico. AES

Sul fronte della domanda di energia elettrica, l’AES rileva un aumento dei consumi più rapido di quanto previsto dalla Confederazione, soprattutto a causa della mobilità elettrica e dei centri di calcolo.

Con il sempre maggiore utilizzo di soluzioni cloud e di intelligenza artificiale, anche in Svizzera i data center sono molto sollecitati. Oggi nel Paese se ne contano circa 120 e sono oltre dieci i nuovi progetti in costruzione. Ma c’è abbastanza energia? La domanda è lecita, considerando che entro il 2030 i soli data center potrebbero consumare il 10-15% dell’elettricità svizzera, come affermato da Adrian Altenburger, professore all’Università di scienze applicate e arti di Lucerna, in un’intervista a SwissinfoCollegamento esterno. La Svizzera, ha detto, avrà bisogno di un’attenta pianificazione per evitare che i suoi data center sovraccarichino la rete elettrica.

I data center sono comunque anche in grado di immettere energia nella rete elettrica nazionale, come spiegava alla RSI Susanne Felice-Tanner, responsabile per la comunicazione di Green, in un’intervista rilasciata nel settembre del 2022Collegamento esterno, quando il Paese si preparava a una possibile penuria energetica anche a causa della guerra in Ucraina. Green gestisce diversi data center in Svizzera, strutture che dispongono di generatori che si attivano in caso di situazioni d’emergenza, come un’interruzione di corrente. E questi generatori sono collegati anche alla rete elettrica nazionale e in determinati casi possono immettervi energia.

Per quanto riguarda le energie rinnovabili, l’espansione della produzione eolica, idroelettrica e fotovoltaica alpina è in fase di stallo (il Parlamento federale ha accelerato le procedure per costruire sedici nuovi bacini idroelettrici, ma per il momento la maggior parte dei progetti è solo sulla carta ed è ritardata da ricorsi), e gli impianti solari sui tetti possono dare solo un contributo limitato in inverno, sottolinea l’AES. Secondo l’associazione, sono fondamentali una maggiore accettazione e procedure più rapide per i grandi progetti.

Dopo lo scoppio della guerra in Ucraina, la Confederazione aveva deciso di semplificare e accelerare la costruzione di grandi parchi solari in montagna. Si tratta del programma “Solar Express”. L’obiettivo era che il maggior numero possibile di impianti alpini producesse almeno una parte di elettricità entro la fine del 2025. Ma non è andata così. Sono stati sottovalutati i costi e le difficoltà logistiche, e in determinati casi gli impianti previsti hanno dovuto fare i conti con la resistenza delle comunità localiCollegamento esterno. La Confederazione continua comunque a provarci: dall’inizio di quest’anno viene versato un cosiddetto “bonus invernale” per i grandi impianti che, anche a basse quote, producono molta corrente, soprattutto in inverno.

“Il Solar Express rischia il fallimento” – TG 20.00 della RSI del 31 dicembre 2025:

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Per la produzione aggiuntiva di energia, l’AES auspica “un pacchetto di misure coordinate”, tra cui si contano più sforzi da parte della Confederazione e del settore per aumentare l’accettazione dell’energia eolica, come pure ulteriori opzioni per incrementare la produzione interna, per esempio nuove centrali a gas o un funzionamento a lungo termine delle centrali nucleari esistenti. L’associazione sottolinea poi che in Svizzera è troppo lento l’ampliamento della rete.

Le misure

Come garantire dunque la sicurezza di approvvigionamento anche dal 2050 in poi? L’AES chiede l’attuazione di una serie di misure, non soltanto tecniche, ma anche sociali e politiche. Si tratta in particolare della conclusione di un accordo sull’energia elettrica con l’Unione europea, di un potenziamento accelerato della rete volto a collegare nuove capacità di produzione, e dello sviluppo di stoccaggi stagionali e di progetti alternativi di energia idroelettrica.

Il deficit di approvvigionamento nel 2050 potrebbe essere colmato riducendo il consumo di energia elettrica nelle ore di punta, aumentando le energie rinnovabili, prolungando il funzionamento delle centrali nucleari esistenti, aumentando la flessibilità, ad esempio con sistemi di accumulo, incrementando la produzione di energia elettrica, ad esempio dalle centrali a gas, e potenziando le reti, conclude l’associazione dei produttori di energia.

Nel 2025, l’Associazione svizzera delle aziende elettriche (AES) ha presentato nello studio “Energiezukunft 2050” l’obiettivo di approvvigionamento elettrico per il 2050. Tale studio si basa sulla strategia energetica e climatica approvata dalla popolazione e sulla legge sull’elettricità. L’Indice di approvvigionamento elettrico svizzero di AES misura il grado di raggiungimento di questo obiettivo, concentrandosi sul semestre invernale per gli anni fino al 2050.

Nel calcolo dell’indice, l’AES tiene conto degli sviluppi attuali, come l’espansione dei tetti fotovoltaici, i grandi progetti pianificati, l’espansione della rete e la mobilità elettrica. Sono inclusi tutti i grandi progetti attualmente pianificati che dovrebbero essere realizzati entro il 2050, ma non è ancora certo che saranno effettivamente realizzati.

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