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Italiano in Svizzera, "il plurilinguismo è valore fondante della Confederazione"

La cancelliera federale Corina Casanova keystone

Intervista alla cancelliera federale Corina Casanova, presente agli Stati Generali che si sono tenuti a Firenze

Questo contenuto è stato pubblicato il 21 ottobre 2014 - 20:04

Tra i partecipanti agli Stati Generali della lingua italiana nel mondoLink esterno, oltre all'ambasciatore svizzero a Roma Kessler, c'era anche la cancelliera della Confederazione, l'engadinese Corina Casanova. Una presenza di alto livello che testimonia, al di là delle contingenti e complesse problematiche vissute dall'italofonia in Svizzera, della considerazione e della rilevanza nella Confederazione del plurilinguismo. È stata quindi un'occasione per fare il punto sulla questione a livello federale.

Cancelliera federale Corina Casanova, quale è il significato della sua partecipazione agli Stati generali della lingua italiana nel mondo e cosa si porta a casa da questa esperienza?

Ritengo che sia stato importante per noi, come rappresentanti della Confederazione, essere stati invitati a partecipare a questa prima edizione degli Stati generali dell'italiano. La lingua è indubbiamente un veicolo privilegiato per diffondere la cultura e i valori dei popoli e in questo senso questa iniziativa fa parte di una strategia ben precisa messa in campo dalle autorità italiane. Devo dire in proposito che siamo stati accolti molto bene qui a Firenze e siamo grati dell'opportunità che ci è stata data di dare voce alla Svizzera in cui l'italiano, va ricordato, è lingua ufficiale.

Cosa fa in concreto Berna, al di là dei discorsi di circostanza e delle leggi adottate in questi anni (in particolare la Legge e l'Ordinanza sulle lingue del 2010) per promuovere l'italiano nella Confederazione?

Proprio in questi giorni partecipiamo alla quattordicesima edizione della Settimana della lingua italiana promossa dalla Farnesina con iniziative in tutte le nostre ambasciate nel mondo. Vorrei però sottolineare anche il Messaggio sulla cultura messo in consultazione dal Consiglio federale a fine maggio in cui per l'italiano viene ritagliato uno spazio importante, in particolare riguardo all'insegnamento della lingua nei cantoni non italofoni.

Proprio in merito a questo tema il direttore del dipartimento dell'istruzione del Canton Ticino (DECS) Manuele Bertoli aveva denunciato mesi fa il mancato rispetto in molti cantoni delle norme federali che impongono l'inserimento dell'italiano nei piani di studio dei licei, quale offerta garantita agli allievi interessati. E aggiungerei, sempre in tema di rivendicazioni, che anche a livello di amministrazione federale gli italofoni risultano ancora sottorappresentati.

Riguardo alla prima domanda osservo che la questione dell'insegnamento dell'italiano nei licei svizzeri è attualmente all'esame della Conferenza dei direttori cantonali della pubblica educazione. C'è quindi da attendersi una presa di posizione a breve termine su questo tema che potrebbe tradursi in un impegno a garantire un'offerta minima per gli allievi che vogliono seguire il corso d'italiano. In merito invece alla presenza di italofoni nell'amministrazione federale evidenzierei che la relativamente recente Ordinanza sulle lingue indica chiaramente quale deve essere la ripartizione dei rappresentanti delle diverse culture, e quindi anche degli italofoni, a tutti i livelli, compresi i posti dirigenziali.

LS

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