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Uno spiraglio per l'italiano nella Confederazione

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Questo contenuto è stato pubblicato il 04 gennaio 2018 - 18:08
tvsvizzera/spal con RSI (Quotidiano del 4.1.2018)

Da oltre 40 anni sono presenti in Svizzera scuole di lingua e cultura italiana finanziate da Roma. Non sono sorte nella Svizzera italiana, dove l’italofonia non risulta minacciata, ma oltre Gottardo.

I beneficiari sono stati per lungo tempo soprattutto i figli degli emigrati ai quali il Consolato di Berna voleva garantire un legame con la patria d’origine. Oggi istituti di questo tipo continuano ad esistere in molti cantoni e sono frequentati da oltre diecimila studenti ma la loro funzione è mutata nel corso dei decenni.

Da un lato si riscontra un interesse generalizzato per la cultura italiana non solo tra gli emigrati di seconda e terza generazione, dall’altro però le politiche di risparmio intraprese ultimamente dallo Stato italiano e dalle autorità cantonali hanno penalizzato questo insegnamento. Come l’altra lingua minoritaria (il francese), l’italiano tende a sparire dai programmi scolastici a tutto vantaggio dell’inglese, nonostante accordi cantonali (Harmos) impongano l’insegnamento dell’idioma di Dante come materia opzionale nelle scuole dell’obbligo.

Ma in questi mesi qualcosa sta cambiando. È infatti in via di costituzione una fondazione italo-svizzera che, con l’appoggio delle autorità federali, premerà sui cantoni affinché i corsi promossi da Roma vengano integrati nei piani di studio elvetici.

Per la sopravvivenza della lingua italiana - è stato recentemente convenuto anche nei periodici incontri organizzati dal Forum per il dialogo tra la Svizzera e l’Italia - è indispensabile coordinare le numerose iniziative portate avanti a livello locale e agire attraverso organi che abbiano un certo peso politico all’interno della Confederazione.

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