Iniziativa Schwarzenbach Immigrazione italiana tra xenofobia, resistenza e solidarietà

Di Mattia Lento

Gli anni Sessanta e Settanta in Svizzera sono stati caratterizzati da un forte aumento del razzismo nei confronti degli stranieri. Questo clima ha portato all'iniziativa «contro l'inforestierimento», chiamata anche «iniziativa Schwarzenbach», votata il 7 giugno 1970 e sconfitta di poco alle urne. Quell'epoca non fu però contraddistinta soltanto dalla xenofobia: il congresso di Lucerna e il caso di Linescio.

Manifesti Schwarzenbach

L'iniziativa "contro l'inforestierimento", che si proponeva di limitare al 10% la percentuale di stranieri su suolo svizzero, fu respinta nel 1970, anche se quasi metà della popolazione (46%) votò a suo favore.

Keystone / Str

Nel 2010 è uscito nelle sale il documentario Les années Schwarzenbach di Katharine Dominice e Luc Peter, un’opera che è anche un documento di storia orale. Per la sua realizzazione, gli autori hanno infatti raccolto le testimonianze di dieci persone con origini migratorie residenti in Svizzera durante gli anni Sessanta. 

Queste persone, provenienti dalla penisola italica o iberica, raccontano davanti all'obiettivo le ragioni della loro partenza, le prime impressioni legate all'arrivo nel paese, i primi passi verso l’integrazione e lo choc dovuto alle iniziative xenofobe. Quella che ha messo in più grande subbuglio la Svizzera, è passata alla storia con il nome del suo autore, il politico reazionario James Schwarzenbach, che si trovava alla guida del partito di estrema destra Azione nazionale. La sua iniziativa, che si proponeva di limitare al 10% la percentuale di stranieri su suolo svizzero, fu respinta nel 1970, anche se quasi metà della popolazione (46%) votò a suo favore.

Come emerge dalle parole dei protagonisti, il clima a quel tempo era davvero teso nel paese e gli atti discriminatori all'ordine del giorno. Molti presero comunque la strada del ritorno a casa, poiché si sentivano traditi e umiliati dall'iniziativa.

Il convegno di Lucerna

La storia dell’era Schwarzenbach non è però fatta soltanto di discriminazione e umiliazioni. I lavoratori italiani in Svizzera, raccolti attorno a numerose e influenti associazioni di orientamento comunista, socialista e cattolico hanno saputo infatti organizzare un’opposizione sociale, politica e sindacale significativa ed efficace. Questa esperienza è poco conosciuta tra le nuove generazioni migranti, ma è ben radicata nella memoria collettiva delle persone arrivate in Svizzera negli anni Sessanta.

La Federazione delle colonie libere italiane (Fclis) e le Associazioni cristiane dei lavoratori italiani in Svizzera (Acli) chiamarono nel 1969 tutte le associazioni italiane a raccolta, i partiti, nonché i gruppi sindacali di lingua italiana, e fondarono un movimento di vasta portata e straordinariamente rappresentativo. Il 25 e il 26 aprile del 1970 queste organizzazioni si riunirono a Lucerna nel “Primo convegno unitario delle associazioni degli emigrati italiani”. L’evento fu seguito con particolare attenzione sia dai media italiani, sia da quelli svizzeri. 

Questo convegno fece nascere il “Comitato nazionale d’intesa” che riuscì a riunire in un unico organo le differenze ideologiche e culturali di buona parte dell’emigrazione italiana. Come ha ricordato lo storico Paolo Barcella, «l’osservatore odierno non può che rimanere colpito dalla forza della mobilitazione organizzata in terra straniera dai cittadini italiani, dalla dimensione del loro mondo associativo, diffuso in modo capillare nei cantoni svizzeri, animato da un pluralità d’interessi e motivazioni politiche, culturali, sindacali». 

Questo movimento non si pose soltanto sulla difensiva rispetto agli attacchi xenofobi, ma elaborò rivendicazioni per migliorare la vita dei lavoratori migranti in Svizzera.

Linescio

Accanto a episodi di resistenza, non mancarono neppure piccoli gesti di solidarietà e di amicizia tra lavoratori stranieri e autoctoni. Il caso di Linescio, villaggio della Vallemaggia, è emblematico. 

In uno studio dedicato all'acciaieria ticinese Monteforno, chiusa nel 1994, lo storico Mattia Pelli ha intervistato numerosi ex lavoratori dell’azienda. Uno di loro ha raccontato un episodio legato alla sua esperienza legata all'iniziativa Schwarzenbach: una volta arrivati i risultati, un operaio di cui non sappiamo il nome, di origine sarda, insieme a un collega bergamasco, decise di controllare le ripartizioni di voto nel Canton Ticino. Nel paese di Linescio, incredibilmente, il 100% dei 27 votanti, espresse un no contro l’iniziativa. Per questo motivo, i due operai decisero di offrire una cena a tutti i suoi abitanti. Il vicedirettore della Monteforno, una volta appreso l’intento dei suoi due collaboratori, offrì addirittura un contributo per la cena da parte dell’azienda. 

Una volta arrivati a Linescio, i due operai incontrarono soprattutto donne tra i 50 e 60 anni che li accolsero con larghi sorrisi. In paese incontrarono anche il sindaco a cui era già giunta voce del progetto dei due operai metallurgici. In poco tempo fu organizzata la cena e, stando alle parole dell’operaio italiano, fu un vero successo: «Ma una festa di quelle, di quelle … Non lo so! Ed è stata definita da parte di tutti la cena dei <no>. Mai fatta una cena così, ma non tanto per quello che abbiamo potuto mangiare o bere, ma per quello che ne è derivato come… amicizia, conoscenza, come discussione. Sembrava che ognuno si preoccupasse dell’altro».

Dopo il 1970

Dopo l’iniziativa Schwarzenbach, seguirono altre votazioni con l’obiettivo di ridurre il numero di stranieri nel paese. Il buon risultato ottenuto portò l’Azione nazionale e il Movimento repubblicano, formazione nata da una scissione in seno all’Azione nazionale, portata avanti da Schwarzenbach stesso, a ritornare immediatamente alla carica con due iniziative analoghe, che raccolsero però meno sostegni: 34,2% di voti a favore nel 1974 e 29,5% nel 1977. 

Negli anni Ottanta e Novanta le votazioni contro gli stranieri non sono mancate ma non hanno mai avuto successo. Negli ultimi anni, le iniziative antistranieri sono proposte soprattutto dall'UDC, che si è concentrata soprattutto sulle politiche di asilo e sull'immigrazione proveniente dall'Unione europea, ottenendo anche un successo di misura inaspettato con l’iniziativa «contro l’immigrazione di massa». 

L’ultima iniziativa in tal senso, lanciata sempre dall'UDC, prevede invece l’abolizione dell’Accordo di libera circolazione tra Svizzera e Ue, che regola il soggiorno di 1'700'000 cittadini europei residenti in Svizzera. Si chiama «Iniziativa popolare federale 'Per un’immigrazione moderata (Iniziativa per la limitazione)'» e sarà sottoposta al voto popolare il 27 settembre 2020.


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