Inchiesta internazionale In Cina, l'Oms può infine indagare sulle origini della pandemia

mano di un poliziotto cerca di impedire una fotografia

Niente foto al mercato di Wuhan. Ritenuto il primo focolaio dell'epidemia, il mercato della città è stato chiuso il primo gennaio 2020. Resta aperta solo una parte dove non vengono venduti animali e prodotti alimentari vari.

Keystone / Roman Pilipey

Le autorità di Pechino hanno dato il via libera all'arrivo di un gruppo di esperti dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms), che dovrà appurare come è partita la pandemia di coronavirus.

A un anno esatto dalla notizia del primo decesso nel Paese, l'11 gennaio 2020 a Wuhan, la Cina ha finalmente autorizzato l'Oms ad inviare un'equipe di dieci esperti.

In un primo tempo, Pechino aveva puntato i piedi, ciò che aveva suscitato le critiche del direttore dell'organizzazione internazionale, Tedros Adhanom Ghebreyesus, che si era detto "molto deluso" per il rinvio della missione.

Di tutt'altro tono la reazione dopo il nullaosta cinese. " Non vediamo l'ora di lavorare con la nostra controparte cinese in questa missione cruciale per identificare l'origine del virus e come è stato trasmesso all'essere umano", ha twittato il direttore dell'Oms.

La missione degli esperti inizierà ufficialmente giovedì e durerà da cinque a sei settimane. Per ora non sono noti i dettagli su come si svolgerà la ricerca. L'obiettivo principale è comunque di determinare come il virus è mutato per passare dai pipistrelli all'essere umano.

Anche a causa del ritardo con cui la Cina ha accettato l'idea di un'indagine indipendente, gli scienziati potrebbero però avere non poche difficoltà a ritrovare le tracce delle prime infezioni.

Il team si recherà a Wuhan, la prima città al mondo ad essere messa in quarantena il 23 gennaio 2020.

Nel capoluogo della provincia di Hubei, la pandemia è ormai in gran parte sotto controllo dalla primavera e il bilancio complessivo dei morti nel paese è - secondo le cifre ufficiali - rimasto praticamente lo stesso da metà maggio, con 4'634 vittime.

La Cina è stata più volte criticata per la risposta iniziale all'epidemia. I medici di Wuhan che avevano menzionato l'esistenza del virus sono stati accusati di aver diffuso falsi rumori. E a metà dicembre, una giornalista che aveva pubblicato diversi contributi su youtube sulla quarantena a Wuhan è stata condannata a quattro anni di carcere.

Il nome della prima vittima a causa della Covid-19 non è mai stato reso pubblico. Si sa solo che era un uomo di 61 anni che andava regolarmente al mercato di Huanan - ritenuto il primo focolaio della pandemia - per fare la spesa.

Il mercato, dove si vendevano animali selvatici vivi, considerati dei potenziali trasmettitori del virus all'uomo, è stato chiuso il primo gennaio 2020.

tvsvizzera.it/mar/afp con RSI (TG dell'11.1.2021)


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