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I politici devono dichiarare tutte le loro nazionalità

La cupola di Palazzo federale. Keystone / Alessandro Della Valle

I membri del Consiglio federale e i parlamentari federali devono in futuro dichiarare se possiedono più nazionalità.

Questo contenuto è stato pubblicato il 10 giugno 2021 - 21:08
tvsvizzera.it/fra con Keystone-ATS

La maggioranza del Consiglio nazionale ha approvato un'iniziativa parlamentare del presidente dell'Unione democratica di centro, il ticinese Marco Chiesa.

Contrario il campo rosso-verde, secondo cui la trasparenza sulle nazionalità ha un intento discriminatorio volto ad ingenerare il sospetto che vi siano cittadini di serie "A" e cittadini di serie "B".

L'intento dell'iniziativa, secondo la consigliera nazionale ecologista Greta Gysin - sostenuta nelle sue argomentazioni dal Partito socialista - è tendenzioso poiché suggerisce l'esistenza di un conflitto di lealtà tra chi è Svizzero per nascita e chi non lo è ma lo è diventato per scelta. Insomma, l'idea che si vuol far passare è che chi possiede anche un'altra nazionalità non sia adatto a rappresentare il paese.

Per il centrista, pure lui ticinese Marco Romano, invece, l'indicazione della nazionalità rappresenta un dato rilevante. Il ticinese, assieme ad altri oratori, ha rinfacciato al campo rosso-verde un atteggiamento contraddittorio, dal momento che questo schieramento politico si erge a paladino della trasparenza ogniqualvolta si tratti di far luce sui legami di interesse degli eletti, fino a chiedere l'origine dei proventi derivanti da attività che nulla hanno a che fare col mandato del popolo, mentre si tira indietro su questo aspetto.

Stando a Tiana Moser (Verdi liberali/ZH), l'intento discriminatorio denunciato dalla sinistra è "tirato per i capelli". A suo parere, invece, il fatto che si dichiari l'esistenza o meno di più nazionalità è positivo ed ha un effetto propedeutico poiché farà crescere nella popolazione la consapevolezza che molti cittadini svizzeri - uno su quattro - possiedono anche un secondo passaporto. Si tratta di un arricchimento, secondo la consigliera nazionale zurighese, che non fa che illustrare l'apertura e la forte connessione del Paese con l'estero.

Nel suo intervento a favore dell'iniziativa, Damien Cottier (PLR/NE) ha tuttavia giudicato l'esclusione dei consiglieri federali dal progetto una contraddizione che non ha ragion d'essere. La sua proposta di includere anche i membri dell'esecutivo nella modifica dell'ordinanza è stata accolta per 96 voti a 79.

Stando al liberale neocastellano Damien Cottier, non è inutile sapere se un eletto ha una seconda nazionalità, specie per chi è membro di una delegazione che cura i rapporti con altri paesi esteri. Non è poi un caso che i diplomatici svizzeri con doppio passaporto non vengano inviati in Paesi con i quali esiste un legame emotivo. E tale ragionamento viene esteso anche alle consorti.

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