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Frontalieri tassati all'italiana, "un boomerang per il Ticino"

La proposta di Lorenzo Quadri sta facendo discutere e qualcuno, numeri alla mano, stima che potrebbe essere un incentivo al dumping salariale

Questo contenuto è stato pubblicato il 02 ottobre 2014 - 17:36

Il postulato proposto da Lorenzo Quadri di tassare i frontalieri che lavorano in Ticino secondo le aliquote italiane, ha fatto molto discutere in Lombardia e Piemonte, con prese di posizioni politiche rilanciate sui giornali. La proposta del consigliere nazionale della Lega dei Ticinesi è stato oggetto persino di uno studio da parte di fiscalisti italiani che, tuttavia, l'hanno trovata irrealizzabile a causa della struttura del sistema fiscale italiano.

A dipanare questa matassa, con l'ausilio di simulazioni matematiche, si è adoperato anche Sergio Aureli, sindacalista di UNIA ed esperto di materia fiscale internazionale che spiega, secondo lui, perché la proposta di Quadri, "fatta propria" dal Consiglio Nazionale, sia impraticabile. Secondo il sindacalista "le aliquote italiane e ticinesi non si possono paragonare, questa azione in alcuni casi potrebbe portare ad un effetto boomerang generando una soglia salariale verso il basso. Praticamente", ha detto, "si rischierebbe di produrre sul libero mercato attuale una soglia di stipendi molto bassa a scapito della manodopera ticinese nell'ordine dei 3000 franchi a scendere, sotto la quale avere uno stipendio tassato in Italia non genererebbe alcun aggravio al lavoratore. Anzi, stimolerebbe gli imprenditori furbi a rimanere sotto questo confine salariale, generando un'impennata di offerte di lavoro considerate da dumping salariale".

Il problema esiste, è reale, e lo stesso Aureli ribadisce quelle che secondo loro possono essere soluzioni praticabili per arginarlo.

sdr

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