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'Coronavirus' irrompe nella lingua dei segni

Da quando gli interpreti in lingua dei segni hanno aggiunto coronavirus al dizionario, si è aperto per loro un periodo particolarmente impegnativo. Non soltanto perché traducono ogni appuntamento informativo con le autorità in videostreaming e molte trasmissioni della TV pubblica, ma anche perché la situazione inedita pone delle sfide di comunicazione. La Radiotelevisione svizzera RSI ne ha parlato con uno dei suoi interpreti LIS.

Questo contenuto è stato pubblicato il 19 aprile 2020 - 15:00
tvsvizzera.it/ri con RSI (Quotidiano del 15.04.2020)
Nel video, Luca Marra ci mostra come il termine 'coronavirus' si è stabilizzato nelle lingue dei segni. RSI-SWI

È stata la Federazione svizzera dei sordi a chiedereLink esterno, fin dall'inizio dell'epidemia, che le conferenze stampa fossero tradotte.

La ragione è che non sempre, per chi non sente, il supporto scritto è sufficiente a trovare e capire tempestivamente le indicazioni delle autorità. 

Luca Marra, uno degli interpreti di Lingua dei segni italiana (LIS) attivi alla RSI, ci spiega perché in questa intervista dietro le quinte.

"Per i sordi segnanti, la lingua scritta non è la prima lingua" benché tanti di essi siano bilingui, riassume Marra, che ci mostra anche il dietro-le-quinte del suo lavoro e come abbia preso forma il segno oggi utilizzato per 'coronavirus'. 



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Un sempre più diffuso ostacolo alla comunicazione è l'uso di mascherine di protezione, che non consentono ai sordi di seguire il labiale di chi parla. Dall'estero arrivano però immagini incoraggianti di mascherine ad hoc, trasparenti in corrispondenza della bocca.

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