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Dopo dieci anni di crisi La piazza finanziaria ticinese riprende quota

Dopo dieci anni di crisi, la piazza finanziaria ticinese sta lentamente riprendendo quota. Il valore del patrimonio in gestione nelle banche è tornato quello di dieci anni fa e nonostante la caduta del segreto bancario e un’Italia che fa fatica a risollevarsi, il settore bancario e parabancario ticinese ha saputo trasformarsi e guarda ora il futuro con rinnovato ottimismo.

Il Ticino delle banche e delle fiduciarie, dopo dieci anni davvero difficili, esce dalla crisi decisamente rinnovato, cambiato, trasformato. Di certo anche in parte ridimensionato.

A perderci sono stati soprattutto i lavoratori. Mai nella storia bancaria ticinese si è vissuto un ridimensionamento simile. Un terzo degli impiegati ha perso il proprio posto di lavoro (prima della crisi sembrava impensabile uno scenario simile) e, come sottolinea la responsabile ticinese dell’Associazione svizzera degli impiegati di bancaLink esterno, l’avvocato Natalia Ferrara, a restare a piedi sono stati molti ultra cinquantenni incapaci di adattarsi alle nuove esigenze delle banche: in poche parole il loro profilo non era più richiesto. Colpa delle banche come dei suoi impiegati che non sono stati capaci in questi anni di ripensare alla propria formazione. Ora anche nelle banche e nel settore parabancario la formazione continua è diventata una realtà imprescindibile.

Come detto oggi le cose sembrano cambiare. Complice certamente la ripresa economica, e recentemente anche la situazione politicamente incerta dell’Italia. Ma questa volta i grandi capitali o i piccoli risparmi dei cittadini italiani hanno ripreso la strada per Lugano non tanto per scomparire come per magia una volta superata la frontiera di Chiasso, eludendo così il fisco, ma piuttosto per mettersi in salvo in caso di dissesto finanziario italiano.

Dopo innumerevoli scudi fiscali, amnistie, voluntary disclosureLink esterno, che hanno in parte svuotato le casseforti delle banche ticinesi, ora si sta nuovamente osservando il fenomeno inverso. Anche se Franco Citterio dell’Associazione bancaria ticineseLink esterno e Cristina Maderni della Federazione dei fiduciari ticinesi Link esternoricordano come la maggior parte dei rimpatri dei capitali italiani negli anni passati sono stati “amministrativi”, ovvero sono stati dichiarati al fisco italiano ma fisicamente sono rimasti in Svizzera.


A mettere in crisi il settore finanziario ticinese ha concorso naturalmente anche la caduta del cosiddetto segreto bancario. Certamente, come afferma Franco Citterio, ora si lavora in modo maggiormente trasparente e per il futuro la piazza finanziaria ticinese ed elvetica devono puntare sulle proprie competenze maturate in tanti anni, approfittando anche della proverbiale stabilità politica, sociale, finanziaria ed economica della Svizzera che la rendono un porto sicuro per gli investitori di tutto il mondo. 

Anche per questo motivo - ricorda Franco Citterio - il valore del patrimonio gestito dalle banche svizzere e anche da quelle ticinesi è tornato ai livelli di prima della crisi economica. Un segnale decisamente forte che non può che far ben sperare per il futuro.

I fondi in nero sembrano essere solo un ricordo. Certo Cristina Maderni non ci mette la mano sul fuoco ma ammette che le cose in questo ambito sono decisamente cambiate. E non necessariamente, sottolinea, prima si lavorava solo sul “nero”. L’ultimo baluardo degli averi in nero sembrano essere la cassette di sicurezza. Ma questa è un'altra storia.


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