Difesa e politica Lanciato referendum contro l'acquisto dei nuovi aerei da combattimento

Un'ampia alleanza di partiti e organizzazioni ha lanciato mercoledì il referendum contro l'acquisto di nuovi aerei da combattimento. Ritiene che spendere miliardi per velivoli di lusso inquinanti, oltretutto non indispensabili a difendere lo spazio aereo, è uno spreco di denaro inaccettabile.

Aereo caccia in volo

L'F/A-18 Super Hornet è uno dei possibili candidati per la sostituzione degli attuali Tiger e F/A-18.

© Keystone/ Valentin Flauraud


Dopo l'approvazione definitiva del Parlamento all'acquisto dei jet a fine 2019, si è formata un'ampia alleanza per il lancio di questo referendum formata da Partito Socialista (PS), Verdi e Gruppo per una Svizzera senza Esercito (GSsE). Ma vi figurano Greenpeace, Gioventù socialista (Giso), Giovani Verdi e diverse organizzazioni pacifiste.

L'alleanza prende di mira quello che considera un vero e proprio spreco di denaro. Gli oppositori all'acquisto degli aerei da combattimento sottolineano che l'elettorato nel 2014 ha bocciato i Gripen, che costavano 3,1 miliardi di franchi, e ora il Parlamento approva nuovi velivoli per 6 miliardi. Se si aggiungono i costi di manutenzione, utilizzo e riparazione, si arriva ad un totale di 24 miliardi.

"La difesa dello spazio aereo è importante e tutti vogliamo garantirla. Ma come? A quale prezzo? Una guerra aerea in Europa è poco realistica, è necessario spendere sei miliardi?", ha domandato retoricamente ai media a Berna la consigliera nazionale socialista zurighese Priska Seiler-Graf.

"Secondo noi non è necessario spendere tutto quel denaro. Esistono soluzioni alternative valide, come migliori sistemi radar, una contraerea a terra più efficiente e l'utilizzo di aerei leggeri, più che sufficienti per i servizi di pattugliamento dei cieli. D'altronde la polizia non gira per le strade con le Lamborghini", ha aggiunto la deputata del PS, sottolineando che l'Austria utilizza un sistema simile.


Le minacce sono altre

Il referendum viene lanciato anche perché l'Esercito, dopo il 2014, non ha voluto fare autocritica e ascoltare i sondaggi secondo i quali per gli svizzeri l'acquisto di un jet non è una priorità. Oltre a questo, l'investimento è considerato sproporzionato poiché, sempre secondo l'alleanza rosso-verde, con 6 miliardi di franchi non si avrebbe una semplice polizia dei cieli, ma una vera e propria armata dell'aria.

"La relazione fra il popolo svizzero e i jet da combattimento è turbolenta, fin dal caso dei Mirage negli anni '60 arrivando ai Gripen nel 2014", ha dal canto suo affermato il consigliere nazionale Fabien Fivaz (Verdi).

"Ora si decide per un acquisto inutile, poiché l'eventualità di un'invasione della Svizzera è altamente improbabile. Le minacce sono altre: cyber attacchi, terrorismo e disinformazione della popolazione. Tutti ambiti nei quali gli aerei da combattimento sono perfettamente inutili". Secondo Fivaz è mancato un dibattito sulle soluzioni alternative, che vadano oltre il semplice acquisto di nuovi jet perché quelli esistenti sono vecchi.

Un lusso inquinante

Da parte ecologista si sottolinea pure l'impatto ambientale di questi velivoli. Rispetto agli altri aerei, quelli militari sono più costosi e più inquinanti. In una sola ora di volo un F/A-18 consuma in media 4'850 litri di cherosene, che corrispondono a 12'220 chili di CO2. L'impatto è paragonabile a quello di un trasporto di 230 persone con un volo di linea bimotore per un'ora, o a 100'000 chilometri percorsi in auto.

Vi sono quindi molti argomenti per respingere quello che viene definito da Lewin Lempert, Segretario della GSsE, un vero e proprio lusso: "I costi, considerando anche i sistemi di difesa a terra, sono spropositati. La speranza di vita per i nuovi velivoli è stimata in circa 40 anni, questo porterebbe la spesa a 600 milioni di franchi per ogni anno. 

Un lusso che toglierebbe denaro ad altri ambiti della società elvetica, ad esempio nel settore della socialità". Gli avversari dell'acquisto dei nuovi caccia da combattimento avranno tempo fino al prossimo 9 aprile per raccogliere le 50'000 firme necessarie per la riuscita del referendum.

Gli aerei candidati per sostituire i Tiger e gli F/A-18 sono quattro: l'Eurofighter della Airbus (Germania), l'F/A-18 Super Hornet della Boeing (Stati Uniti), il Rafale della Dassault (Francia) e l'F-35A della Lockheed Martin (Stati Uniti). Il Gripen E di Saab (Svezia) è invece rimasto fuori dalla corsa.

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