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Di padre in figlio, senza vergogna

(tvsvizzera)

Hypercorsivo di Massimo Donelli

Nelle stesse ore in cui Roma veniva flagellata sugli schermi di tutto il mondo per la scoperta dell'intreccio affaristico tra politica e criminalitàLink esterno (un mix perfetto di Romanzo criminaleLink esterno e GomorraLink esterno), nel cuore della Capitale è andato in scena uno spettacolo che definire miserando è fin poco.

Senza mostrare alcun imbarazzo, ma, anzi, ostentando un'incredibile e inaccettabile iattanza, il dottor Giuseppe De RitaLink esterno, presidente del CensisLink esterno (Centro Studi Investimenti Sociali), ha fatto ricorso perfino al turpiloquio pur di difendere l'indifendibile e rendere ancora più profondo il solco tra la castaLink esterno e il Paese.

Indifendibile, infatti, è la nominaLink esterno dell'ingegner Giorgio De RitaLink esterno, figlio di Giuseppe, a direttore generale del Censis.

Indifendibile è la leggerezza con cui gli altri 14 consiglieriLink esterno, in rappresentanza di primarie aziende italiane, l'hanno decretata, il 14 novembre scorso, assieme al padre-padrone.

Indifendibile è il modo in cui De Rita senior ha rispostoLink esterno a Annalisa AusilioLink esterno, una brava giornalista de il Fatto QuotidianoLink esterno che gli chiedeva cortesemente conto di questo sfacciato episodio di nepotismo.

Indifendibile è che le parole del padre presidente sul figlio neodirettore generale siano state pronunciate pochi minuti dopo la presentazione del 48° Rapporto sulla situazione sociale del Paese/2014Link esterno nel quale si può leggere che l'Italia umilia i giovani in cerca di lavoro.

Indifendibile è che l'ingegner De Rita, non proprio un bambino (ha 52 anni), abbia accettato l'incarico.

Indifendibile è la sua annunciata (dal padre) nomina a presidente del Censis nel 2015.

Indifendibile è il mutismo di De Rita junior dopo le inaudite affermazioni di De Rita senior.

Indifendibile è il silenzio della classe dirigente italiana, ossia imprenditori, manager, politici e direttori di giornale: forse troppo legati al presidente del Censis o forse troppo impegnati a beccarsi fra loro o forse, ancora, non proprio in grado di scagliare la prima pietra sul tema del nepotismo, hanno registrato l'accaduto come fosse una scheggia di routine, con l'unica eccezioneLink esterno di Massimo GramelliniLink esterno, vicedirettore de La StampaLink esterno.

Indifendibile, tutto ciò è indifendibile.

E danneggia l'immagine dell'Italia tanto quanto lo sbandierato verminaio politico-cirminale in cui è sprofondato il Comune di Roma all'insaputa (mah…) dei sindaci, che - da Francesco RutelliLink esterno a Ignazio MarinoLink esterno, passando per Walter VeltroniLink esterno e Gianni AlemannoLink esterno – ostentano sorpresa dichiarandosi bellamente ignari di quanto è accaduto attorno a loro (distratti? gabbati? ingenui?).

De Rita padre ci ha ammanito ogni anno per 50 anni (è entrato al Censis nel 1964, divenendone direttore generale nel 1974 e poi anche presidente) un rapporto in cui si denunciano severamente i mali del Paese.

Li ha visti ed elencati tutti.

Proprio tutti.

Tranne uno.

Quello che ha appena fatto a se stesso, a suo figlio, al Censis e, soprattutto, all'Italia.

Gli consigliamo, perciò, di meditare su queste parole del Vangelo di LucaLink esterno (6, 41): "Perchè guardi la pagliuzza che è nell'occhio del tuo fratello e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio?"

Appunto…

massimo.donelli@usi.chLink esterno
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