Ticino ultimo baluardo dell’Impero romano
Nel V secolo, mentre l’Impero d’Occidente si sgretola, il Ticino difende gli accessi all’Italia. Un palazzo, un senatore e due fortezze raccontano perché.
Nel 457 novecento guerrieri alemanni scendono dalle Alpi in cerca di bottino. Nei Campi Canini, presso Bellinzona, trovano però i soldati romani, che li respingono e sbarrano loro la strada verso la pianura. A tramandare l’episodio è Sidonio Apollinare, poeta latino dell’epoca. Mancano diciannove anni alla fine dell’Impero d’Occidente, ma fra queste montagne Roma riesce ancora a resistere.
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La capitale dietro casa
Per capire il valore di queste valli bisogna guardare a Milano, che dal 286 ospita per oltre un secolo la corte imperiale. Il territorio dell’attuale Ticino si trova lungo le vie che collegano la residenza dell’imperatore al nord delle Alpi. Il lago Maggiore, collegato al Po dal fiume Ticino, permette di risalire dalla pianura. Dalle sue rive il viaggio continua verso le valli e i passi del San Bernardino e del Lucomagno.
Su questi percorsi si muovono merci, messaggeri ed eserciti. Sorvegliarli significa garantire commerci e rifornimenti, ma anche proteggere l’Italia. La stessa rete che porta ricchezza verso Milano può condurre un esercito nemico alle sue porte.
Morbio Inferiore, una sala per i grandi dell’Impero
La vicinanza alla corte aiuta a comprendere ciò che sorgeva a Morbio Inferiore: una sala di almeno 650 metri quadrati, destinata a ricevere ospiti e dignitari. Studiandone i resti, l’archeologa Ilaria Verga l’ha interpretata come parte di una residenza probabilmente legata al potere imperiale. Per forma e dimensioni trova pochi confronti nell’Impero. Uno è il palazzo romano di Cercadilla, a Cordova, in Spagna.
Le tessere di mosaico con foglia d’oro rinvenute a Morbio aggiungono un indizio del suo prestigio. A pochi chilometri, a Mendrisio, Samuele Cambianica e Mattia Gillioz hanno decifrato l’iscrizione sulla tomba di un senatore romano, un uomo della più alta aristocrazia dell’Impero.
Queste terre erano legate ai potenti dell’Impero: quando la minaccia si avvicina, è quel mondo che bisogna proteggere.
Le porte da tenere chiuse
A Bellinzona la geografia offre una difesa naturale. La roccia di Castelgrande domina una strettoia dalla quale si sorveglia il passaggio verso sud. Nel 355 dalla regione passa anche l’imperatore Costanzo II, impegnato contro gli Alemanni. Lo storico Ammiano Marcellino ne ricorda la presenza ai Campi Canini.
Nel 1967 gli scavi diretti da Werner Meyer riportano alla luce, sul lato meridionale della collina, un massiccio muro romano con una porta. Risale al IV secolo. Molto prima dei castelli medievali, Castelgrande è già una fortezza.
Tra il 401 e il 402 Roma richiama truppe dalla frontiera del Reno per difendere l’Italia. La protezione dell’Altipiano svizzero si indebolisce e gli sbarramenti alpini acquistano un peso nuovo: il Ticino diventa una delle ultime linee di difesa dell’Italia romana.
Sopra Tegna, all’imbocco della Vallemaggia e delle Centovalli, un’altra fortezza prende forma nella seconda metà del V secolo. Gli scavi hanno restituito anche un’anfora africana: perfino quassù arrivavano merci da lontano, lungo le rotte del Mediterraneo.
Il Ticino che immaginavamo ai margini era una terra vicina alla corte, abitata dai potenti e attraversata dai commerci. Quando le difese a nord cedono, quella posizione diventa decisiva: fra queste montagne Roma prova a tenere chiuse le porte d’Italia.
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