Musei, ristoranti, abitazioni: le dogane si trasformano in molto altro
Dalle testimonianze di un passato di contrabbando, ai banchi scolastici e ai rifugi alpini: le storiche strutture che una volta ospitavano case doganali oggi hanno funzioni tra le più disparate.
L’edificio di tre piani che una volta ospitava la dogana svizzera sul confine tra Val Bregaglia (canton Grigioni) e Valchiavenna (regione Lombardia) accoglie oggi gli uffici della polizia cantonale retica e alcuni alloggi per agenti. Da alcuni anni, però, il personale non è più fisso tutto l’anno perché la sede è stata accorpata a quella dell’Alta Engadina, a Semaden.
In un prossimo futuro, quest’immobile risalente alla metà dell’Ottocento potrebbe cambiare drasticamente scopo: la Confederazione ha infatti messo in vendita il vecchio stabile di Castasegna che ospitava la dogana. Il Comune e il Cantone hanno un diritto d’acquisto prioritario, ma nessuno è escluso e possono farsi avanti anche i privati.
Non sarebbe la prima volta, anzi. Sono molte le dogane che negli anni hanno perso la loro funzione venendo riconvertite a ristoranti, centri culturali, musei o altro ancora, compreso l’uso privato.
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Alcuni di questi edifici risalgono addirittura all’epoca in cui ogni Cantone gestiva in modo autonomo i propri confini commerciali, riscuotendo dazi e pedaggi. La riforma del 1848Collegamento esterno ha istituito un’unione doganale interna, centralizzando la competenza ai soli confini esterni della Svizzera.
Arrivando ai nostri tempi, molte dogane hanno invece perso la loro funzione originaria dopo il 2008Collegamento esterno, ossia con l’entrata della Svizzera nello spazio Schengen e la conseguente abolizione dei controlli sistematici alle frontiere. Il territorio nazionale è ricco di queste strutture, tanto che – se ancora non ce ne fossero – si potrebbero creare percorsi di scoperta ad hoc.
La dogana lacustre di Gandria
In questo breve percorso immaginario, partiremo da Gandria. Il villaggio ticinese sulle sponde del Lago di Lugano ospita un museo delle dogane che, dalla sua costruzione nel 1904 e fino al 1993, ha svolto la funzione di casa doganale.
Il museo non ha tuttavia sostituito il posto di frontiera ma le due anime hanno coabitato per molti decenni. È dal 1935, quando l’ufficiale delle guardie di confine Angelo Gianola pensò di adibire a museo alcune stanze inutilizzate di questo edificio, che i funzionari che vi lavoravano hanno iniziato a raccogliere oggetti che testimoniavano la vita quotidiana del posto.
Una volta racimolato un numero sufficiente di cimeli, il Museo delle doganeCollegamento esterno aprì ufficialmente nel 1949 esponendo merci contrabbandate, nascondigli e mezzi di trasporto fantasiosi. Per questo motivo, ancora oggi è popolarmente chiamato “museo dei contrabbandieri”.
L’esposizione permanente è stata continuamente ampliata, e il museo ospita regolarmente mostre temporanee dedicate a temi particolari. Dalla chiusura di questo posto delle guardie di confine lacustre, nel 1993, l’edificio è interamente adibito a museo e la dogana stradale continua a svolgere la propria funzione a qualche centinaio di metri da lì.
La “casermetta” Erbonne
È invece ufficialmente dedicato al contrabbando il Piccolo museo della Guardia di finanza e del contrabbandoCollegamento esterno a Erbonne, nella frazione di San Fedele Intelvi, in provincia di Como, ultimo avamposto di frontiera prima della Valle di Muggio, in Ticino.
Se la struttura di Gandria è sotto l’egida dell’Ufficio federale della dogana e della sicurezza dei confini (UDSC), l’ex dogana montana abbarbicata fra il Monte Generoso e il Pizzo della Croce, in territorio italiano, è rinata sotto forma di museo nel 2002 grazie alla passione e ai lavori di ristrutturazione di cinque finanzieri in congedo Pietro Vitelli, Guido D’Orazio, Ulderico Battista, Angelo Serra e Gabriele Lombardo.
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Il contrabbando nei ricordi dei finanzieri
La “casermetta” della Guardia di finanza – come era chiamata in nome dei suoi quattro metri per quattro – è stata attiva 24 ore su 24 dal 1947 al 1977, ossia quelli che erano considerati gli anni d’oro del contrabbando. Per oltre un ventennio è poi rimasta in stato di abbandono.
Oggi è meta di gite scolastiche e visite di curiosi e amanti della storia e della montagna. Una capatina per vedere i reperti del contrabbando può essere anche molto veloce visto che la mostra è interamente visibile dalla porta dell’ex casa doganale.
Il Dazio Grande di Rodi-Fiesso
Tornando alle frontiere interne, sopra la gola del Piottino, in alta Valle Leventina, il Dazio GrandeCollegamento esterno di Rodi-Fiesso non era solo un ufficio doganale, ma questa massiccia costruzione risalente al 1500 aveva anche la funzione di stazione di cambio dei cavalli, deposito di merci, alloggio e locanda.
Con la costituzione del Canton Ticino, nel 1803, Uri perse i suoi possedimenti a sud del San Gottardo e il Dazio Grande passò al cantone italofono. Il Ticino iniziò quindi a riscuotere i propri dazi e, dal 1818 ribattezzò il valico chiamandolo l’ufficio doganale di Monte Piottino. La dogana ha funzionato ininterrottamente dal 1561, fino all’apertura della Ferrovia del Gottardo nel 1882, e cadde definitivamente in rovina nel 1934.
La struttura è stata riscoperta e ristrutturata solo dalla fine degli anni Ottanta e oggi ospita un hotel che comprende spazi per mangiare, bere, dormire ed organizzare incontri e conferenze.
Anche molto altro
Un caso emblematico è poi rappresentato da quello che oggi è il Zollhaus One Suite Hotel Bern. Un albergo di una sola stanza posizionato su un ponte sul fiume Aare di Berna.
Costruito nel 1844 sul Nydeggbrücke, a Berna, lo Zollhaus faceva parte di un gruppo di quattro edifici destinati alla riscossione dei dazi sul ponte. Nel 1854, con l’abolizione dei pedaggi, perse la sua funzione originaria e fu riconvertito principalmente a uso abitativo. Nel tempo ha conosciuto nuove destinazioni commerciali, fino all’attuale trasformazione in una suite che ne preserva il carattere storico.
Nel canton Turgovia, un ex edificio doganale sul porto del Lago di Costanza risalente al 1852 è invece diventato una scuola. La riconversione dello Zollhaus di Romanshorn è stata completata nel 2007 e gli antichi sportelli doganali sono stati riutilizzati come postazioni multimediali.
Anche nel canton Argovia, un edificio del 1767, originariamente destinato alla riscossione del pedaggio sul ponte della Limmat (Brückenzoll), è stato riconvertito nel 2000 in aule scolastiche. Si tratta dello Zollhaus della Kantonsschule di Wettingen.
Ultimo in ordine di tempo, nel canton Vallese, al confine con la Francia, quello che una volta era un valico alpino, oggi è un rifugio. Parliamo del Col de Cou, chiamato ufficialmente Cabane du Col de Cou.
Il rifugio sorge a 1’920 metri di altitudine sul confine franco-svizzero, nel comune di Champéry, grazie alla riqualifica di un vecchio posto di dogana abbandonato che, come in molti altri casi, in passato era un noto punto di passaggio per il contrabbando. Il progetto è nato dalla collaborazione transfrontaliera tra il comune svizzero di Champéry e i comuni francesi di Morzine e Samoëns. La struttura ha aperto al pubblico l’11 luglio 2026.
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