Lo scioglimento dei ghiacciai svizzeri porta alla luce antichi segreti
Dalle armi dell’Età del Bronzo agli antichi resti di animali, lo scioglimento dei ghiacciai svizzeri sta riportando alla luce reperti straordinari. L’archeologo glaciale Marcel Cornelissen è tra i ricercatori impegnati in una corsa contro il tempo per recuperarli e studiarli prima che il ghiaccio scompaia.
“I ghiacciai sono straordinari archivi del passato”. Ne è convinto Marcel Cornelissen, archeologo indipendente che da anni studia i reperti riportati alla luce dal progressivo ritiro dei ghiacci alpini.
Molti oggetti emergono spontaneamente in superficie man mano che i ghiacciai si ritirano a causa dell’aumento delle temperature. Rispetto all’archeologia praticata nelle città o nelle zone pianeggianti, la differenza principale è proprio questa: c’è meno da scavare. “Ma non significa certo che stiamo seduti ad aspettare che il ghiaccio restituisca qualcosa”, osserva sorridendo.
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Cornelissen viene spesso contattato dopo le segnalazioni di escursionisti e alpinisti che individuano oggetti insoliti sui ghiacciai. In questi casi, l’archeologo raggiunge il luogo con una squadra specializzata: i reperti vengono documentati, messi in sicurezza e preparati per il trasporto. La loro datazione e le analisi approfondite avvengono poi in laboratorio.
Reperti che raccontano la storia
Negli anni, i ghiacciai alpini hanno restituito i più diversi manufatti: da antichi teschi di bovino a piccole statuette romane, passando per rosari e archi. Una selezione di questi ritrovamenti è attualmente esposta al Giardino dei ghiacciai di LucernaCollegamento esterno, in una mostra alla quale Cornelissen ha collaborato.
Nell’ambito del progetto “Bergeis”, promosso dall’Urner Institut Kulturen der AlpenCollegamento esterno, il ricercatore si occupa in particolare dello studio dell’estrazione e dell’utilizzo del cristallo di rocca durante il Mesolitico.
La mostra intitolata “Ice Treasure TroveCollegamento esterno” riunisce per la prima volta l’archeologia glaciale e la ricerca sulle carote di ghiaccio.
Accanto ai reperti recuperati dai ghiacciai, l’esposizione presenta il lavoro dei ricercatori e delle ricercatrici che studiano le carote di ghiaccio, utilizzando campioni estratti dal ghiaccio per ricostruire i cambiamenti del clima e dell’ambiente nel passato.
La mostra è visitabile fino al 22 agosto 2027.
Ciò che più lo affascina sono le storie che si celano dietro i reperti. “Come vivevano le persone ottomila anni fa? Cercare risposte a domande del genere è ciò che rende questo lavoro così stimolante”, spiega.
Un archivio che rischia di scomparire
Tra le scoperte più significative, Cornelissen ricorda un ritrovamento sul passo del Lötschen, al confine tra Berna e Vallese. Qui sono emersi un arco e alcune punte di freccia risalenti all’Età del Bronzo.
Reperti che aprono numerosi interrogativi: a cosa servivano esattamente queste armi? Erano utilizzate per la caccia, per difendere il bestiame o in conflitti con altri gruppi?
Secondo l’archeologo, i ghiacciai rappresentano un archivio unico della storia umana. Proprio per questo guarda con preoccupazione alla loro progressiva scomparsa.
Se da un lato nei prossimi decenni potrebbero essere sviluppate nuove tecniche scientifiche per analizzare il ghiaccio e gli oggetti che vi sono conservati, dall’altro la quantità di ghiaccio disponibile continuerà a diminuire. “Con lo scioglimento dei ghiacciai rischiamo di perdere per sempre una parte importante del patrimonio archeologico e delle conoscenze che custodiscono”, avverte Cornelissen.
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