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Zelensky, occhi puntati su Lugano

Zelensky collegato in video al Wef
Zelensky collegato in video al Wef di Davos. © Keystone / Gian Ehrenzeller

Il presidente ucraino ha ringraziato la Svizzera per l'organizzazione della Conferenza sulla riforma ucraina (URC2022) che si terrà il 4 e il 5 luglio a Lugano.

Nel suo intervento in video al Forum di Davos Volodymyr Zelensky ha detto di confidare nel fatto che all’appuntamento ticinese gli Stati e le grandi aziende riusciranno a fornire il loro contributo, fornendo soluzioni per la ricostruzione del suo paese. “La distruzione è enorme, c’è molto da fare”, ha affermato il leader di Kiev, secondo il quale è stato avviato uno schema in base al quale ogni nazione potrà accompagnare una regione ucraina.

E riguardo all’attuale situazione nel suo Paese il capo di “Servitore del popolo” ha sostenuto che “questo è il momento in cui si decide se la forza bruta dominerà il mondo”. Se così accadrà, ha continuato, “non avrà più senso organizzare vertici come quello di Davos”. Anche per questo motivo Volodymyr Zelensky è tornato a chiedere nuove armi e “sanzioni massime” contro Mosca.

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Nuove armi e massime sanzioni

In proposito il presidente della Confederazione Ignazio Cassis, cui è spettato il compito di dare avvio ai lavori del World Economic Forum, ha precisato che le misure punitive contro la Russia non sono incompatibili con lo statuto di neutralità. “Non può esserci neutralità di fronte alle violazioni dei valori fondamentali, che sono anche i nostri valori”, ha evidenziato il ministro degli Esteri che ha difeso un approccio di “neutralità collaborativa” in linea con gli interessi del nostro Paese.

In relazione alla lunga tradizione elvetica dei cosiddetti “buoni uffici” nel contesto delle controversie internazionali il consigliere federale ticinese ha sottolineato la disponibilità della Svizzera a rappresentare l’Ucraina in Russia e viceversa (“Stiamo già preparando la prossima fase” tra i due Paesi) ma Berna non è coinvolta al momento nella mediazione per giungere a un cessate il fuoco.

Riguardo invece al futuro quadro internazionale Ignazio Cassis ipotizza tre scenari possibili. Uno corrisponde alla “globalizzazione settoriale” con la formazione di blocchi che porterebbe a un “disaccoppiamento delle aree economiche”, in cui lo sviluppo avverrebbe solo a livello regionale. Questo provocherebbe una nuova “Guerra fredda commerciale” e un indebolimento delle regole internazionali.

I tre scenari per il futuro

In alternativa potrebbe prodursi un “ridimensionamento dell’iper-globalizzazione”, che potrebbe essere anche solo transitorio, con conseguente rinazionalizzazione delle risorse per ridurre le dipendenze dall’estero (in particolare in ambito energetico) e aumenti dei prezzi.

Ma potrebbe anche verificarsi un consolidamento “mirato” del multilateralismo, con un approccio comune sulle questioni che non possono essere risolte unilateralmente, come pandemia, crisi economiche, conflitti e cambiamento climatico. Inutile dire che quest’ultimo sarebbe lo scenario preferibile, agli occhi della Confederazione.

Con l’inviato USA John Kerry il presidente della Confederazione si è soffermato su questioni ambientali. L’ex segretario di Stato americano, che ha lodato l’impegno di Berna contro il riscaldamento globale (“la Svizzera è un esempio”), non ha voluto però sbilanciarsi sulla candidatura elvetica per un seggio non permanente nel Consiglio di sicurezza dell’Onu e sulla crisi ucraina, limitandosi a dire che è stata “apprezzata la posizione di Berna sulle sanzioni”.



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