Navigation

Riforma dell'imposizione alle imprese, “5 miliardi in gioco”

La terza riforma dell'imposizione alle imprese, su cui il popolo svizzero si esprimerà il prossimo 12 febbraio, ha lo scopo di abolire i privilegi fiscali per molte aziende, per evitare ritorsioni da parte della comunità internazionale. Allo stesso tempo vuole evitare il loro esodo all'estero, salvaguardando centinaia di migliaia di posti di lavoro. I contrari alla riforma temono che le conseguenti perdite fiscali possano ripercuotersi pesantemente sui cittadini.

Questo contenuto è stato pubblicato il 14 gennaio 2017 - 20:30
tvsvizzera.it/ZZ con RSI (TG del 14.01.2017)

 

Contenuto esterno

“In gioco ci sono 5 miliardi di entrate fiscali e 150’000 posti di lavoro, nonché l’immagine di una Svizzera che vuole restare innovatrice e tecnologica”. Sono le parole del ministro delle finanze elvetico Ueli Maurer.

A causa delle pressioni esterne (soprattutto quelle di UE e OCSE), il Governo e il parlamento svizzeri, con la terza riforma dell’imposizione alle imprese, vogliono eliminare i privilegi fiscali e obbligare i cantoni a fissare delle aliquote uguali per tutte le imprese. Contemporaneamente, per evitare l’esodo delle aziende senza più privilegi, verrebbe introdotto un nuovo pacchetto di agevolazioni “eurocompatibili”.

Di queste nuove agevolazioni beneficerebbero tuttavia tutte le imprese, causando perdite fiscali miliardarie, compensate solo in parte dall'aumento dell'imposta sui dividendi.

Sinistra, sindacati e molte città e comuni sono quindi contrari alla riforma, perché ritengono che le perdite fiscali dovrebbero poi essere compensate dai cittadini e si tradurrebbero in tagli ai servizi e in un aumento delle imposte per le persone fisiche.

La decisione finale spetterà comunque al popolo che si esprimerà il prossimo 12 febbraio. Secondo il sondaggioLink esterno condotto dall'istituto di ricerca gfs.bern, per conto della Società svizzera di radiotelevisione (SSR), la riforma III dell’imposizione delle imprese raccoglie il 50% di consensi, mentre il 35% degli intervistati è contrario e il 15% è ancora indeciso.


Questo articolo è stato importato automaticamente dal vecchio sito in quello nuovo. In caso di problemi nella visualizzazione, vi preghiamo di scusarci e di indicarci il problema al seguente indirizzo: tvsvizzera@swissinfo.ch

Partecipa alla discussione!

Condividi questo articolo

Partecipa alla discussione!

Con un account SWI avete la possibilità di contribuire con commenti sul nostro sito web e sull'app SWI plus, disponibile prossimamente.

Effettuate il login o registratevi qui.