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Via libera al booster contro due varianti del Covid-19

Un vaccino contro le varianti del Covid-19 Keystone / Gaetan Bally

Swissmedic ha autorizzato l’omologazione del primo vaccino di richiamo bivalente contro il Covid-19 nella Confederazione. Nel 2020, anno condizionato dalla pandemia, ci sono stati più morti (+12,2%).

Questo contenuto è stato pubblicato il 29 agosto 2022 - 13:25
tvsvizzera.it/spal con Keystone-ATS

Il preparato di Moderna, denominato Spikevax Bivalent Original/Omicron (mRNA-1273.214), è stato approvato temporaneamente per contrastare due varianti del coronavirus e potrà essere somministrato alle persone maggiorenni.

Gli studi, indica una notaLink esterno dell’ente regolatore dei farmaci, hanno dimostrato che il booster con questo preparato produce concentrazioni di anticorpi contro Omicron più elevate rispetto alla seconda puntura con il vaccino originale. Inoltre, aggiunge la nota, vengono soddisfatti “i requisiti di sicurezza, efficacia e qualità”, su cui concorda anche il comitato scientifico di esperti esterno HMEC (Human Medicines Expert Committee).

In concreto il farmaco preventivo viene somministrato con una dose di 0,5 ml (50 microgrammi) e contiene 25 microgrammi di mRNA-1273 (lo Spikevax originale) e altri 25 di mRNA mirato alla variante Omicron (BA.1). Gli studi hanno evidenziato che esso fornisce una risposta immunitaria più forte del primo vaccino di Moderna contro le varianti BA.1 e BA.4/5, mentre l'effetto protettivo contro il virus SARS-CoV-2 originale (ceppo di Wuhan), misurato in termini di concentrazione di anticorpi, è equivalente.

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Per quel che concerne gli effetti collaterali, sottolinea l’Istituto svizzero per gli agenti terapeutici, non si registrano grandi differenze, dato che le reazioni avverse sono paragonabili a quelle osservate dopo la somministrazione della seconda dose o di quella di richiamo del vaccino originale.

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Più morti nel 2020

Intanto della pandemia, tuttora presente ma che desta minori preoccupazioni rispetto a qualche tempo fa, si vengono a conoscere in modo più dettagliato i suoi effetti negativi sulla popolazione elvetica.

Il Covid-19 risulta infatti essere stato la terza causa di mortalità in Svizzera nel 2020. Il 12,2% dei decessi, ha indicato lunedì l’Ufficio federale di statistica (Ust), sono infatti da attribuire a questa infezione, preceduta dalle malattie cardiovascolari (26,9% degli eventi funesti) e dai tumori (22,2%).

In quei dodici mesi, pesantemente condizionati dalla pandemia, i decessi – per un totale di 76'195 (normalmente si aggirano attorno ai 70'000) - sono aumentati del 12,4% rispetto all’anno precedente, fanno sapere gli esperti dell’istituto federale.

Come era fin da subito apparso evidente, il fenomeno ha coinvolto soprattutto le anziane e gli anziani (8'982 ultrasessantacinquenni contro 312 persone di età inferiore) ma anche gli uomini (52,7% contro il 47,3% delle donne), in particolare nelle fasce anagrafiche inferiori ai 65 anni, nelle quali i rappresentanti del sesso maschile sono stati colpiti in misura del 72,4%.

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