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La lotta per la sopravvivenza dei circhi elvetici

In Svizzera vi sono circa 50 circhi tra grandi e piccoli. In una società in cui l’offerta di svaghi e divertimenti è sempre più vasta, queste strutture devono dar prova di ingegno per continuare ad esistere.

Questo contenuto è stato pubblicato il 30 aprile 2017 - 10:40
tvsvizzera.it/mar con RSI
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Le origini del circo si perdono nella notte dei tempi. I “ludi circenses” dei romani, con le corse con le bighe, i combattimenti dei gladiatori o le esibizioni di acrobati; i giullari e menestrelli medievali; la passione per gli animali esotici nel Rinascimento…

È però solo alla fine del ‘700 che il circo nasce veramente nella sua accezione moderna. In un’arena attorniata da tribune, il cavallerizzo britannico Philip Astley presentava al pubblico animali e cavalli ammaestrati, esercizi acrobatici, pantomime e scenette clownesche, ricorda il Dizionario storico della SvizzeraLink esterno.

Nella Confederazione, i primi circhi itineranti arrivarono nel XIX secolo. La famiglia di funamboli Knie, di origine viennese, fece una prima tournée nel 1814. Nel 1849 si stabilì definitivamente in Svizzera e fondò il Circo nazionale svizzero, che esiste ancora oggi ed è il più importante circo elvetico.

Oggi queste strutture – grandi o piccole esse siano – sono confrontate con una concorrenza sempre più spietata di altre forme di intrattenimento, un po’ come era già accaduto negli anni ’50 con l’avvento di cinema e televisione. Una concorrenza che però spinge i circhi a reinventarsi.

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