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Uno status quo sinonimo di pesante sconfitta dei partiti

Un murales apparso nei pressi del Quirinale, ad opera dell'artista Laika. Keystone / Giuseppe Lami

La stampa svizzera commenta con toni 'gattopardeschi' la rielezione di Sergio Mattarella al Quirinale.

Questo contenuto è stato pubblicato il 31 gennaio 2022 - 10:56

Tanto tuonò che alla fine… non piovve! Leggendo gli editoriali dei quotidiani svizzeri, si potrebbe riassumere così la rappresentazione andata in scena la settimana scorsa al Parlamento italiano.

"Il nuovo è il vecchio", titola la Neue Zürcher ZeitungLink esterno, sottolineando lo "spettacolo indecoroso" presentato dai partiti e dai loro leader. "Ora è più chiaro che mai: la politica italiana non è all'altezza del suo compito, la stabilità del Paese è appesa a un filo sottile", scrive il giornale svizzero tedesco di stampo liberale.

Cambiare tutto per non cambiare nulla? Per i due quotidiani ticinesi La RegioneLink esterno e il Corriere del TicinoLink esterno, il mondo politico italiano è riuscito addirittura a riscrivere il Gattopardo. "Se si vuole che qualcosa cambi lasciamo, una volta tanto, le cose come stanno", annota Ferruccio de Bortoli sulle colonne del Corriere del Ticino.

Garanzia di stabilità, ma…

La frase contenuta nel celebre romanzo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, "sottintendeva uno sforzo innecessario che il Parlamento attuale, più pigro di una corte siciliana risorgimentale, non ha avuto alcuna intenzione di fare", rileva La Regione. "E quindi se si vuole che tutto rimanga com’è, tanto vale non cambiare nulla. Ecco il colpo di genio, il passaggio che toglie perfino quell’aggrapparsi alle apparenze, che da sempre è il marchio di fabbrica di chi vuole mantenere il potere".

Nulla contro Sergio Mattarella, una "garanzia di stabilità per il Paese" (La Liberté) che permette di evitare "un salto nell'ignoto" (Tages-Anzeiger).

"Tuttavia, la rielezione di Mattarella lascia un retrogusto amaro - osserva il corrispondente da Roma del Bündner Tagblatt e della Südostschweiz. Il fatto che il Parlamento non sia stato in grado di mettersi d'accordo su un'alternativa è una testimonianza di debolezza. Tanto più che c'erano abbastanza personalità adatte tra cui scegliere. A cominciare dallo stesso Draghi".

Le carte di Draghi

Tutti i leader di partito si sono rallegrati della scelta e hanno esclamato che così nessuno ha perso. Secondo la Neue Zürcher Zeitung è però vero il contrario: "È una pesante sconfitta per i partiti. Il sistema politico è così bloccato che non è stato nemmeno possibile concordare un degno successore di Mattarella, ovvero un arbitro che garantisca il buon funzionamento delle istituzioni. Se ciò non è stato possibile, come lo sarà per questioni politiche molto più delicate?".

"Delegando a un tecnico e a una sorta di eterno presidente-papa i ruoli chiave della politica, i partiti e i loro leader chiedono apertamente il ruolo di attore non protagonista: nel grande cinema può valere un Oscar, ma in Italia non ci sono nemmeno più i Telegatti" - rincara La Regione.

Questa debolezza mostrata dai partiti potrebbe però avere anche risvolti positivi per il presidente del Consiglio Mario Draghi, rileva il Corriere del Ticino. Seppur "pericolosamente espostosi con una sorta di autocandidatura […], il premier ha una grande occasione con i partiti indeboliti da questa settimana sull'ottovolante. Può governare con più polso un anno duro di emergenze sanitarie ed economiche. L’era del debito facile sta finendo. Lo dovrà dire chiaramente prima o poi. E lui ha tutta l’autorevolezza per farlo".

Un'opinione in parte condivisa dal Tages-AnzeigerLink esterno: " Un anno con Mario Draghi nel ruolo operativo e Sergio Mattarella come garante. Non è molto, ma è vitale per la continuazione delle riforme, per gli investimenti nel futuro. È difficile immaginare cosa sarebbe successo se lo slancio fosse stato rallentato. Ora, è addirittura possibile che venga accelerato, alimentato dallo status quo, per così dire. Almeno fino a quando la politica non reclamerà il palcoscenico per sé".

Per una donna si dovrà aspettare

A far discutere è anche la scelta di non eleggere una donna. " Con il ministro della Giustizia Marta Cartabia e la diplomatica di punta Elisabetta Belloni, vi erano a disposizione due donne altamente qualificate. Non si può fare a meno di sospettare che alcuni leader anziani e giovani del Parlamento abbiano forzato la soluzione con Mattarella soprattutto per evitare di dover eleggere per la prima volta una donna a capo dello Stato", sottolineano Bieler Tagblatt e Südostschweiz.

Più che altro fumo negli occhi, osserva da parte sua La Regione, che parla "del momento grottesco della candidatura di una donna, fatto senza alcuna convinzione".

"Belloni - prosegue il quotidiano ticinese - magari era davvero il nome migliore di tutti, il futuro (o anche semplicemente il presente) che non si è avuto il coraggio di sostenere, però nessuno ci ha spiegato davvero perché, anche perché – diciamolo – non interessava a chi la osteggiava e ancor meno a chi la spingeva".

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