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Uccise un’italiana a Ginevra nel 2016, arrestato in Senegal

passante davanti a mazzi di fiori.
L'assassinio della studentessa italiana aveva suscitato un vasto cordoglio in Svizzera e in Italia. Keystone / Magali Girardin

A sette anni dai fatti, il presunto colpevole dell'assassinio della ricercatrice italiana Valentina Tarallo, uccisa a sprangate sotto la sua abitazione di Ginevra, è stato arrestato giovedì scorso a Dakar.

Il fatto di sangue era avvenuto il 13 aprile 2016: la donna di 29 anni, dottoranda in medicina all’Università di Ginevra, stava rincasando quando verso le 23 è stata aggredita da uno sconosciuto, che l’ha ripetutamente colpita con una spranga fino a causarne la morte.

Sin da subito, i sospetti si erano concentrati su un uomo che probabilmente conosceva la vittima: un senegalese che aveva vissuto in Italia e che era già stato oggetto di una denuncia per violenze coniugali. L’uomo, che all’epoca dei fatti aveva 36 anni, si era probabilmente trasferito dal Nord Italia a Ginevra nel 2015. Secondo gli investigatori aveva avuto una relazione con Valentina Tarallo.

Dopo l’assassinio, l’uomo era fuggito, facendo perdere le sue tracce. In un primo tempo, si era ipotizzato un suo rientro in Italia. Poi le ricerche si concentrate sul Senegal.

A distanza di sette anni, il presunto assassino ha finalmente potuto essere arrestato giovedì scorso a Dakar, su mandato di cattura internazionale spiccato dalle autorità svizzere.

Djiby Ba, questo il suo nome, non potrà però probabilmente essere estradato nella Confederazione, vista la sua nazionalità. Nei suoi confronti è stato comunque aperto un procedimento penale in Senegal.

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