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Troppe assenze, l’economia sul filo del rasoio

interno di un ristorante
Nei Grigioni una dozzina di ristoranti hanno dovuto chiudere temporaneamente a causa delle troppe assenze tra il personale, secondo il presidente dell'associazione di categoria cantonale. Keystone / Urs Flueeler

Tra isolamenti e quarantene la pandemia sta mettendo a dura prova molte aziende in diversi settori, ad esempio nella ristorazione o nei trasporti.

“Lockdown nel settore della ristorazione a causa della mancanza di personale”: non usa mezzi termini mercoledì il giornale svizzero tedesco Blick per descrivere la situazione nella quale si troverebbero molti esercizi pubblici, in particolare nei Grigioni.

La ragione è presto detta: troppe persone in quarantena o in isolamento. Oggi 5 gennaio in tutta la Svizzera 85’622 persone si trovano in isolamento (testate positive al coronavirus) e 32’886 in quarantena (entrate in contatto con persone infette), complessivamente quasi 18’000 in più rispetto a 24 ore prima. E il loro numero non sembra destinato a diminuire. Vista la rapidità con la quale si diffonde la variante Omicron, nello spazio di qualche settimana la metà della popolazione svizzera potrebbe contagiarsi, aveva avvertito tre giorni fa Richard Neher, membro della task-force Covid-19 della Confederazione.

Difficile ma non terribile

Il presidente di GastroGrigioni Franz Caluori tempera però un po’ il titolo allarmistico del Blick. La situazione è effettivamente difficile, ma non terribile.

Attualmente, sono dodici i ristoranti grigionesi che hanno dovuto chiudere a causa del personale assente per malattia. Il problema si presenta in tutto il Cantone, in modo più acuto in Engadina e a Davos. Altri esercizi pubblici hanno dovuto ridurre l’attività.

“Nella ristorazione Omicron è presente ovunque e la mancanza di personale è davvero un problema”, dichiara all’agenzia stampa Keystone-ATS il presidente dell’associazione di categoria. Secondo Caluori, però, ciò avviene “nel momento più opportuno, quando la stagione natalizia è terminata e il numero di ospiti è diminuito. Dal punto di vista economico le chiusure attuali sono quindi sostenibili”.

Per quanto riguarda il resto della stagione invernale, il presidente di GastroGrigioni si dichiara ottimista: “Tra due settimane, in occasione delle prime vacanze sportive, dovremo affrontare la prossima sfida. Per allora, l’ondata Omicron dovrebbe placarsi e permetterci una buona ripartenza”.

Ospedali e trasporti, un filo che potrebbe rompersi

Il problema non riguarda naturalmente solo il settore alberghiero e della ristorazione. Martedì, durante la tradizionale conferenza stampa degli esperti della task-force federale, il presidente dell’Associazione dei medici cantonali Rudolf Hauri ha sottolineato che gli ospedali cominciano “chiaramente” a lamentare l’assenza di collaboratori e collaboratrici cui è stata ordinata una quarantena o l’isolamento.

In Ticino (e in Lombardia) il problema ha avuto un impatto tangibile sul settore dei trasporti. La compagnia italo-svizzera Tilo, che assicura il traffico ferroviario regionale in Ticino e in parte della Lombardia, si è vista costretta a sopprimere una trentina di collegamenti a causa dell’assenza di macchinisti.

A Locarno, gli autobus circolano seguendo l’orario domenicale e non quello normale.

Le Ferrovie Federali Svizzere non hanno per ora proceduto a cambiamenti, ma non lo escludono: “Le assenze per malattia aumentano” e a volte “non c’è più personale di riserva”.

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