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di The Italy Diaries

Questo contenuto è stato pubblicato il 20 aprile 2015 - 14:29

«La scherma è l'ultima arte marziale dell'Occidente. Conserva qualche retaggio del mondo cavalleresco: il rituale, il saluto, il rispetto dell'avversario. E' un duello con due contendenti: uno vince e uno muore. E anche se ciò non avviene nella realtà, simbolicamente continua ad accadere. Questo fa sì che sia intensissimo il rapporto tra avversari».

Siamo a Lucca e a parlare è Andrea Bocconi. Il duello fa parte della sua vita. E' infatti uno spadista da 54 anni, ha cominciato da bambino e all'età in cui tutti scelgono di smettere (o sono costretti a smettere) ha scoperto che esisteva la categoria "master" che consentiva di continuare a gareggiare senza preoccuparsi dell'anagrafe. Ha proseguito ad allenarsi, a partecipare a tornei e a competizioni.

Ha scoperto che il passare del tempo non spegne l'entusiasmo ma rivoluziona i valori in campo e da buon schermidore si è trasformato con i pari età in qualcosa di più: un campione, capace di lottare per titoli europei e di umiliare chi trent'anni prima si era messo al collo ori olimpici. Ma per Bocconi il duello è anche parte della vita professionale.

E' infatti uno psicologo e uno scrittore e sa che il duello in pedana rispecchia il dialogo tra medico e paziente o lo scontro verbale tra due personaggi di un romanzo. Nel dialogo ci sono le finte, gli attacchi diretti, le schivate, le parate e le risposte. La scherma per Bocconi è un gioco infantile che si è trasformato in una parabola di vita. Ogni sera in cui si allena, nella sua palestra di Lucca, sale in pedana con atleti nati quando lui avrebbe dovuto attaccare la spada al chiodo. E con la maschera indosso è difficile capire chi tra i due contendenti è il ragazzino.

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