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Il lavoro nero non si è fermato nemmeno nell'anno del lockdown

Nel 2020 è stato controllato il 15% di aziende in meno rispetto al 2019.

La pandemia da coronavirus ha reso più difficile l'anno scorso il controllo del rispetto delle condizioni salariali e di lavoro come anche della legge contro il lavoro nero (LLN).

Questo contenuto è stato pubblicato il 02 giugno 2021 - 21:57

A causa delle restrizioni legate al coronavirus, gli organi di esecuzione hanno potuto effettuare meno verifiche. La percentuale di violazioni è rimasta praticamente invariata rispetto al 2019. È quanto mostrano i rapporti per il 2020 pubblicati oggi dalla Segreteria di Stato dell'economia (Seco) sulle misure collaterali e il lavoro irregolare.

Secondo le commissioni paritetiche, nei rami in cui si applicano contratti collettivi di lavoro (CCL) di obbligatorietà generale la percentuale di violazioni da parte di imprese estere che distaccano personale in Svizzera è stata nel 2020 del 21%, come già l'anno precedente. Per i lavoratori distaccati in settori senza CCL di obbligatorietà generale e senza contratti normali di lavoro (CNL), le commissioni tripartite - composte da datori di lavoro, sindacati e autorità cantonali - hanno riscontrato una leggera diminuzione, dal 15% al 13%, di offerte di salari inferiori a quelli usuali. Per quanto riguarda i prestatori di servizi indipendenti, i cosiddetti "padroncini", in tutti i rami è stata presunta la pseudo-indipendenza nell’8% dei 4'862 controlli effettuati (2019: 8% di 5'993 controlli).

Leggero aumento di salari abusivi

Tra i datori di lavoro svizzeri le commissioni tripartite cantonali hanno riscontrato un leggero aumento di salari abusivi, dal 10% al 12%. I cantoni di Zurigo, Ginevra, Ticino, Vaud e Lucerna hanno effettuato il 58% dei controlli e identificato l'81% dei casi di dumping salariale. Queste cifre si riferiscono solo ai settori senza CCL e senza CNL che stabiliscono salari minimi. Grazie a modifiche dei moduli di segnalazione introdotte negli ultimi anni, è ora possibile fare una chiara distinzione tra l'attività ispettiva senza CNL e in quelli con CNL.

Il caso ticinese

Nelle imprese svizzere dove è in vigore un CNL che impone salari minimi obbligatori, il tasso di abusi è del 16% per le aziende e del 10% per gli individui. La maggior parte dei controlli sono stati effettuati in Ticino: ben il 72,8% dei controlli sulle aziende e l'82,5% di quelli sulle persone sono stati effettuati nel cantone italofono. Questo è dovuto al fatto che è di gran lunga il cantone con il numero più elevato di CNL, spiega la Seco. In Ticino la percentuale di infrazione ai salari minimi obbligatori di un CNL è di circa il 15% per le imprese e dell'8% per i dipendenti.

Tutte queste cifre vanno interpretate con prudenza, ha detto in conferenza stampa Peter Gasser vicecapo della divisione lavoro presso la Seco. "Non si possono trarre conclusioni sulla situazione generale del lavoro". Questo perché i controlli vengono effettuati principalmente nei settori suscettibili di dumping salariale.

Il 6% dei datori di lavoro controllati

L'applicazione delle misure d'accompagnamento durante la pandemia è stata una grande sfida, ha detto Boris Zürcher, direttore della divisione lavoro presso la Seco. Durante la prima ondata del coronavirus la maggior parte degli organi d'esecuzione è stata costretta a ridurre significativamente la propria attività, e in alcuni casi addirittura a sospenderla, a causa delle restrizioni sanitarie. Di conseguenza il numero di controlli è rimasto leggermente inferiore all'obiettivo dei 35'000 stabilito nell'ordinanza sui lavoratori distaccati.

Il rispetto delle condizioni salariali e lavorative è stato verificato in 34'126 imprese e 132'922 persone in Svizzera (2019: 41'305 aziende e 165'969 persone). Ciò corrisponde al 6% dei datori di lavoro svizzeri, il 30% dei lavoratori distaccati e il 30% dei prestatori di servizi indipendenti.

Per quanto riguarda la distribuzione dei controlli a livello regionale, i cantoni Ticino (23%), Zurigo (18%) e Ginevra (16%) rappresentano insieme quasi il 60% dei controlli effettuati sui datori di lavoro svizzeri nei settori in cui non esiste un CCL, rileva la Seco.

Meno controlli contro lavoro nero

Nell'ambito della lotta contro il lavoro nero, nel 2020 sono state controllate complessivamente 10'345 aziende e 29'405 persone. Rispetto al 2019 ciò rappresenta una diminuzione rispettivamente del 15% e del 16%. Le ispezioni sono state effettuate prevalentemente nei settori dell'edilizia, dell'ingegneria civile e dei rami accessori dell'edilizia, l'industria alberghiera e della ristorazione e il settore del commercio.

Gli organi di controllo hanno registrato 10'716 casi sospetti e 3'316 riscontri da parte delle autorità specializzate (per esempio la cassa di compensazione AVS) sui provvedimenti adottati e sulle sanzioni inflitte. Questo rappresenta una diminuzione rispettivamente del 15% e dell'1,2% su base annua. Bisogna tener presente che i sospetti si basano su accertamenti degli organi di controllo prima della trasmissione dei casi alle autorità specializzate e quindi non permettono di per sé di trarre conclusioni sull'andamento del lavoro nero.

Come già accaduto l'anno precedente, è aumentato il ricorso alla procedura di conteggio semplificata: nel 2020 il 15% in più di datori di lavoro ha approfittato della possibilità di calcolare i salari dei dipendenti con una procedura semplificata (93'482 datori di lavoro).

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Tvsvizzera.it/Ma.Mi./ats con RSI (Telegiornale del 02.06.2021)

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